Giappone, primo successo per il cannone elettromagnetico navale: arma ipersonica contro missili e droni del futuro

Il Giappone ha compiuto un passo importante nello sviluppo delle armi di nuova generazione.

L’Acquisition Technology & Logistics Agency (ATLA) ha annunciato di aver testato con successo un railgun montato su nave contro un bersaglio in mare. Il test è stato condotto fra giugno e inizio luglio 2025 a bordo della nave sperimentale JS Asuka della Japan Maritime Self-Defense Force.

Il railgun ha effettuato colpi a lunga distanza e ha mirato a un’unità bersaglio reale con la cooperazione della forza navale.  Questo è il primo caso accertato in cui un railgun montato su una nave colpisce un bersaglio reale in navigazione.

Le immagini diffuse mostrano la nave, il sistema di mira e il momento dello sparo. Dettagli più specifici saranno forniti durante il simposio tecnologico ATLA previsto per l’11-12 novembre a Tokyo.  L’arma utilizza energia elettrica per accelerare proiettili a velocità certamente superiori a quelle delle artiglierie convenzionali.

Per esempio, in test precedenti, un prototipo aveva raggiunto circa 2.297 metri al secondo (quasi Mach 7) lanciando proiettili da un cannone di calibro 40 mm.

Potenzialità e sfide del railgun navale

Le potenzialità del railgun sono molteplici. In primis, l’arma può essere usata contro missili, droni o superfici navali grazie all’elevata velocità dei proiettili e al fatto che non serve usare cariche esplosive, il che riduce rischi logistici.

Un’altra caratteristica importante è il costo per tiro: i proiettili sono materiali ormai relativamente semplici (acciaio o simili) e non richiedono propellenti chimici, il che può abbassare significativamente il costo per missione rispetto ai missili intercettori. Inoltre, la rapidità di ricarica e la possibilità di fuoco rapido possono aumentare la gittata operativa rispetto ai sistemi tradizionali.

Railgun giapponese e il suo successo (Freepik Foto) – www.marinecue.it

Limiti, difficoltà e implicazioni future

Tuttavia, lo sviluppo non è privo di ostacoli. Uno dei problemi principali è il fabbisogno di energia: un railgun richiede una fonte elettrica molto potente e stabile che non è facile da integrare su tutte le navi militari. La miniaturizzazione del sistema di alimentazione, la gestione del calore generato e l’usura della canna del cannone sono sfide tecniche note.

Inoltre, anche se è stato colpito un bersaglio reale, non è chiaro quanto danno sia stato fatto né il numero di colpi usati. I test finora sono descritti come “lunga distanza” e con spari contro una nave‐bersaglio, ma dettagli come precisione, affidabilità, ripetibilità non sono ancora resi pubblici. Dal punto di vista strategico, questo successo segnala che il Giappone vuole avanzare nella difesa contro minacce moderne come missili ipersonici e sciami di droni. L’arma, se resa operativa, potrebbe servire a rafforzare gli strati difensivi navali, dandone uno strumento capace di reazioni anche contro proiettili molto veloci. In definitiva, il successo del Giappone con il railgun non rappresenta soltanto un avanzamento tecnologico, ma anche un segnale geopolitico. La capacità di sviluppare e testare un’arma ipersonica navale proietta Tokyo in una posizione di maggiore rilevanza strategica nel Pacifico. Ora resta da capire quanto velocemente questa tecnologia potrà evolvere da prototipo sperimentale ad arma realmente dispiegabile in scenari operativi complessi.

Sveva Di Palma

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