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130 giorni sott’acqua, l’esperimento di Rudiger Koch dimostrare che il mare è abitabile

Vivere sotto al di sotto del livello dell’acqua per mesi è davvero possibile? L’esperimento record restituisce una risposta favorevole

Rudiger Koch, cinquantanovenne, tedesco, ingegnere spaziale, ha trascorso 130 giorni della propria vita all’interno di una capsula sottomarina sita al largo delle coste di Panama, situata ben 11 metri al di sotto della superficie. Il suo esperimento figura come una vera e propria impresa, avendo stabilito il tempo record di permanenza per un essere umano sotto il livello del mare senza depressurizzazione.

130 giorni, tra settembre e gennaio, prima di riemergere in superficie, superando il primato precedentemente detenuto da Joseph Dituri, professore statunitense presso l’University of South Florida, che era riuscito a rimanere immerso nelle acque limitrofe all’area costiera dello Stato sud-orientale degli USA per 100 giorni.

La capsula in cui Koch ha trascorso il suo tempo possedeva in dotazione alcuni comfort per rendere lo scorrimento dell’esperimento più agevole. Servizi essenziali come quelli igienici e il letto, e poi possibilità di svago come un televisore, una cyclette e un computer con connessione a internet. L’unica criticità, evidenziata dallo stesso cinquantanovenne, è stata l’assenza di una doccia.

Vi chiederete come sia possibile usufruire di una connessione per navigare anche al di sotto della superficie marina. Questo è stato possibile grazie al collegamento della capsula direttamente con una struttura sita in mezzo al Mar dei Caraibi, che possedeva un tubo per rendere possibile il trasporto di cibo e altre provviste verso Koch, oltre a presentare superficialmente pannelli solari in grado di fornire energia elettrica per alimentare direttamente la capsula

I risultati al termine dell’esperimento

Il 26 gennaio 2025 è una data che rimarrà impressa a lungo nella storia del Guinness dei primati. Rudiger Koch è tornato a respirare l’aria della superficie proprio in tale occasione, raccontando in prima persona come sia stato affrontare tale avventura. L’ingegnere spaziale ha ammesso di avere quasi un rimpianto al termine della stessa, affermando come sia stato piacevole trascorrere del tempo nella capsula in mezzo al mare, dove durante le ore notturne era possibile ammirare il colore plumbeo del mare e le numerose specie marine che si affacciavano agli oblò della capsula.

Per ammissione dello stesso Koch, si tratta di un’esperienza che non può essere spiegata a parole, ma che, per essere compresa, deve essere sperimentata in prima persona, come rivelato ai taccuini di CBS News. ‘Cambiare il modo in cui si guarda alla vita umana‘ è il mantra di vita del cinquantanovenne tedesco, che ha indicato come nel prossimo futuro l’ipotesi di stabilire in via definitiva la quotidianità dell’essere umano sott’acqua, rappresenterebbe un’opzione percorribile permanentemente, date anche le proprietà che l’ambiente possiede, fortemente favorevoli per la salute umana.

Capsula sottomarina (AFP foto) – www.marinecue.it

Stabilire la vita sott’acqua; pro e contro

Koch lo ha rivelato all’Agence France Presse (AFP), che ancora prima del termine dell’esperimento si era recata direttamente dentro la capsula per intervistarlo, trovando, curiosamente, una copia del capolavoro letterario di Jules Verne ‘Ventimila leghe sotto i mari’ posta sul tavolino dell’abitazione sotterranea. I benefici erano stati evidenziati già nel corso del precedente esperimento, vale a dire quello di Joseph Dituri; nel corso della sua permanenza sottomarina era stato registrato un abbassamento del colesterolo, della pressione arteriosa e delle infiammazioni presenti nel corpo, oltre che una miglioria complessiva del sonno, elementi probabilmente scaturiti dalla pressione iperbarica.

Allo stesso tempo, gli esperti evidenziano delle importanti controindicazioni, a partire dalla scarsa, o addirittura assente, esposizione alla luce solare, utile al corpo umano per la sintesi della vitamina D, così come l’eccessiva pressione che l’acqua imprime sugli organi, rendendo più difficoltoso, ad esempio, praticare dei rapporti sessuali o espellere i propri bisogni in bagno. Da non sottovalutare, inoltre, c’è anche l’aspetto psicologico; vivere per un tempo prolungato in uno spazio ristretto, senza possibilità di uscita e fondamentalmente ‘al riparo’ dalla luce solare, potrebbe produrre effetti deleteri sulla salute mentale dell’uomo.

Flavio Forlini

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