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Ecco perché ci serve un satellite per monitorare il colore degli oceani

Il colore degli oceani non è scontato da stabilire, per questo si ritiene necessario l’ausilio di un satellite per monitorarlo.

Potrebbe essere scontato pensare che il colore degli oceani sia “banalmente” il blu. Infatti, è il primo colore a cui pensiamo quando parliamo di mari e oceani. Tuttavia, non deve essere automatico fare tale associazione. Questo perché non tutti gli oceani sono blu.

In genere, noi riusciamo a distinguere i colori degli oggetti che ci circondano grazie alla luce che viene riflessa da essi, la quale ci permette di percepire le diverse sfumature cromatiche.

La luce bianca è costituita da un insieme di colori che formano uno spettro, simile a quello che vediamo in un arcobaleno, ognuno dei quali corrisponde a una lunghezza d’onda specifica.

Queste lunghezze d’onda variano in un ampio intervallo, di cui quelle più estese che si manifestano con il colore rosso, mentre quelle più corte che appaiono come il colore blu.

Cosa determina il colore degli oceani?

In genere, noi siamo in grado di distinguere i colori grazie alla luce che si appoggia su una superficie e i colori in questione possono essere riflessi o assorbiti in base alla superficie che incontrano. Per l’oceano vale la stessa cosa, infatti una piccola parte della luce viene riflessa, mentre la restante parte viene assorbita. Proprio per questo il primo pensiero che ci viene in mente è che l’oceano sia blu. Ciononostante, al di sotto della superficie si verificano situazioni che possono cambiare la percezione del colore. Infatti, nelle zone costiere, il rialzamento della sabbia causato da tempeste e onde violente può alterare il modo in cui ci appare il colore dell’acqua.

Ma ciò che determina in maniera sostanziale il colore della superficie oceanica è il “fitoplancton“. Si tratta di un insieme di piante unicellulari caratterizzate dalla clorofilla, un pigmento di colore verde. In questo senso il fitoplancton è molto importante nella determinazione del colore dell’oceano, e più si prolifera e più riesce a cambiarne le caratteristiche. Infatti, anche seguendo un ragionamento logico, più fitoplancton si trova al di sotto della superficie oceanica e maggiore sarà l’intensità del colore verde.

Satellite SeaStar (Nasa FOTO) – www.marinecue.it

La necessità di un satellite che permetta il monitoraggio del colore oceanico

Uno strumento molto utile per la determinazione e il controllo del colore degli oceani è SeaWiFS. Esso è un progetto realizzato dalla NASA, lanciata per monitorare il colore degli oceani dallo spazio. Nello specifico si tratta di un ottimo strumento a bordo del satellite SeaStar in grado di studiare la distribuzione globale di fitoplancton e altre particelle nell’acqua. SeaWiFS rappresenta una svolta tecnologica dato che il satellite è stato portato in orbita con un razzo lanciato da un aereo a oltre 12.000 metri. Esso, ogni 99 minuti trasmette dati a stazioni di terra, e così consente la generazione continua di immagini globali. Queste informazioni supportano scienziati ed il resto delle persone nel monitoraggio della vita marina, in particolare i suoi colori e cambiamenti nel tempo.

SeaWiFS ha dimostrato come il monitoraggio costante della superficie oceanica possa rivelare importanti cambiamenti nell’ambiente marino. Infatti, grazie al satellite SeaStar, gli scienziati hanno ricevuto in tempo reale immagini utili per riuscire a monitorare la distribuzione del fitoplancton. Quest’ultimo rappresenta un elemento cruciale per comprendere l’ecologia degli oceani.

Martina Serpe

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