Tra Sicilia e Malta una volta c'era la terraferma: mappa ad alta risoluzione del fondale

I rilievi della nave Gaia Blu mostrano un paesaggio sommerso di creste e lagune. Le datazioni al radiocarbonio sono ancora da fare.

05 ottobre 2026 18:30
Tra Sicilia e Malta una volta c'era la terraferma: mappa ad alta risoluzione del fondale - CNR
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La campagna oceanografica BRIDGES ha prodotto una mappa ad alta risoluzione del fondale tra la Sicilia sud-orientale, Malta e Gozo, un'area che durante l'ultima glaciazione era terraferma. Il rilievo, svolto dalla nave Gaia Blu del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e concluso al porto di Catania secondo il comunicato del 9 settembre 2026, mostra dorsali discontinue e depressioni che i ricercatori leggono come creste, barriere e lagune del paesaggio emerso.

I dati sono preliminari. Nei documenti diffusi finora non c'è una pubblicazione su rivista scientifica, e le datazioni al radiocarbonio dei sedimenti, che diranno quando ogni tratto è finito sott'acqua, restano un passo successivo. Il collegamento terrestre tra Malta e la Sicilia scomparve circa 13.000 anni fa secondo le ricostruzioni più accreditate, e oggi le due isole sono separate da più di 90 chilometri di mare.

Come si ricostruisce un paesaggio a 70-130 metri di profondità

Nell'ultimo massimo glaciale, tra 26.500 e 19.000 anni fa, il livello del mare era circa 130 metri più basso di oggi, perché molta acqua era bloccata nelle calotte dell'emisfero settentrionale. Lo scioglimento dei ghiacci, iniziato intorno a 20.000-18.000 anni fa, ha innescato la risalita del livello del mare che ha ridisegnato le coste.

La seconda uscita della campagna, dal 25 agosto al 1° settembre 2026, ha raccolto 1.841,61 km di batimetria con due ecoscandagli multibeam, strumenti che inviano molti fasci acustici insieme per misurare la profondità su una fascia larga. Negli stessi percorsi un profilatore CHIRP ha mandato impulsi acustici nelle prime decine di metri di sedimento, per leggerne gli strati. Il rapporto tecnico dell'Ismar descrive un modello digitale del terreno preliminare con celle da 2 × 2 metri. La prima uscita, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, era stata penalizzata dal maltempo.

La mappa risulta più articolata di un corridoio piatto, come le carte disponibili (EMODnet) lasciavano supporre, e il rapporto segnala che quelle carte hanno lacune importanti nell'area. Emergono rilievi orientati circa NNE-SSW, discontinui tra la Sicilia e Malta, che separano zone basse, bacini riparati e lagune. Emanuele Lodolo, geofisico dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS) e Principal investigator con Maria Filomena Loreto del Cnr-Ismar, indica un'analogia chiara con le piattaforme tropicali moderne. Il rapporto si spinge a ipotizzare una specie di arcipelago perduto, con isole divise da canali stretti e lagune poco profonde, e a vedere nel margine occidentale, molto accidentato, una possibile antica barriera corallina.

Cosa resta da verificare

Gli autori ammettono di non poter ancora mappare nel dettaglio l'intera estensione di questi elementi. Il campionamento ha toccato cinque siti con box corer e carotiere a gravità (un tubo che penetra nel sedimento per effetto del proprio peso). Sulla dorsale centrale, a 80 m di profondità, il campione è fatto di frammenti di organismi marini senza fango, segno di un ambiente ad alta energia. In due siti le carote con ogni probabilità non hanno raggiunto il riflettore sismico che segna l'inizio della risalita del mare, e per le prossime campagne il rapporto indica come auspicabili aste di almeno 8-10 metri. Le possibili strutture coralline compaiono nel testo con un punto interrogativo.

Questa mappa non permette di dire per dove arrivarono i primi esseri umani a Malta. Per molto tempo l'isola è stata considerata disabitata fino al Neolitico, circa 7.500 anni fa, ma prove recenti indicano cacciatori-raccoglitori già 8.500 anni fa, quando il ponte di terra era scomparso. Il corridoio può aver servito alla dispersione di animali e, almeno in linea di principio, di persone, scrive il rapporto. Né il comunicato né il rapporto riportano prove di un attraversamento umano. La domanda che i ricercatori pongono ora riguarda come le popolazioni abbiano vissuto quel territorio mentre diventava mare.

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