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Legge SalvaMare: a quattro anni mancano decreti chiave sui rifiuti pescati
Legge SalvaMare: a quattro anni mancano decreti chiave sui rifiuti pescati
La legge 60/2022 consente il conferimento gratuito dei rifiuti pescati, ma molti decreti attuativi mancano ancora. Ecco cosa prevede.
A quattro anni dall'entrata in vigore, la legge SalvaMare (legge 60/2022) non ha ancora tutti i decreti attuativi necessari a far funzionare il conferimento dei rifiuti pescati nei porti. La norma prevede che i pescatori portino a terra ciò che finisce nelle reti e lo consegnino gratis all'impianto portuale di raccolta. Secondo Marevivo e Federazione del Mare, a giugno 2025 mancava tra gli altri il decreto sull'articolo 2, che regola proprio questa gestione, e un articolo del 7 luglio 2026 descrive la legge come ancora in larga parte bloccata.
Il tema torna d'attualità perché Report lo affronta nella nuova stagione, in partenza domenica 8 novembre 2026 su Rai 3. Nell'anticipazione, il programma sostiene che per il pescatore portare a terra la plastica pescata possa significare entrare nel regime dei rifiuti e rischiare multe e conseguenze sulla licenza di pesca. È un'affermazione di Report, che le fonti consultate non documentano.
Cosa prevede la legge e cosa è stato emanato
La legge 17 maggio 2022, n. 60 è stata approvata in via definitiva dal Senato l'11 maggio 2022, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 giugno e in vigore dal 25 giugno 2022. Prima del testo, un pescatore che riportava a riva i rifiuti finiti nelle reti rischiava l'accusa di trasporto illecito di rifiuti.
L'articolo 2 equipara i rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti delle navi, secondo la direttiva europea 2019/883, e li fa conferire separatamente all'impianto portuale di raccolta, previa pesatura. Il conferimento è gratuito per chi lo effettua, non richiede l'iscrizione all'Albo nazionale gestori ambientali e vale come deposito temporaneo. I costi ricadono su una componente specifica della tassa sui rifiuti (Tari), di cui l'ARERA, l'autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, deve fissare criteri e modalità.
Un decreto attuativo è stato emanato, il DM n. 525 del 13 dicembre 2023 sull'articolo 6, che riguarda le barriere per intercettare i rifiuti galleggianti nei fiumi prima che arrivino al mare. La legge stanzia quasi 6 milioni di euro per il 2024, il 2025 e il 2026, da ripartire tra i sette distretti idrografici (le aree in cui è organizzata la gestione delle acque). Marevivo denuncia però che i bandi non sono mai stati emanati.
Cosa manca per i pescatori e a che punto è il sistema
Nel comunicato di giugno 2025 Marevivo e Federazione del Mare stimavano che in tre anni le reti dei pescherecci a strascico (quelle trainate sul fondale) avessero catturato oltre 6.000 tonnellate di rifiuti, soprattutto plastica ma anche ferro, pneumatici e vetro. Dei circa 12.000 pescherecci italiani, 2.000 sono a strascico e ognuno raccoglie circa una tonnellata l'anno che non può depositare a terra se non a proprie spese. Le associazioni segnalano che manca un sistema di conferimento adeguato e che senza di esso l'attività rischia di essere disincentivata.
Le stesse organizzazioni fanno notare che da gennaio 2024 i cittadini pagano nella Tari i costi di gestione dei rifiuti pescati senza che il servizio venga effettuato. La copertura dei costi passa dalla regolazione dei servizi ambientali, un quadro che si intreccia con le politiche italiane sui rifiuti e sull'ambiente.
Sul territorio, l'Immediato racconta il 7 luglio 2026 che nei porti del Gargano, a partire da Manfredonia, gli operatori attendono ancora il completamento degli adempimenti. Tra i provvedimenti più attesi indica quelli sull'organizzazione delle isole ecologiche portuali, sulla gestione dei rifiuti raccolti in mare e sulle modalità operative del conferimento.
Domande frequenti
I pescatori possono già portare a terra i rifiuti pescati?
La legge 60/2022 lo consente e prevede il conferimento gratuito all'impianto portuale, previa pesatura. Il sistema però dipende da decreti non tutti emanati, e nel 2025 le associazioni di settore segnalavano l'assenza di un sistema adeguato a terra. Per un porto specifico, la legge affida l'informazione alle Autorità di sistema portuale o ai comuni.