appresentazione artistica della portaerei francese France Libre - This file is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 France license. Attribution: Rama
Il 18 marzo 2026, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato ufficialmente il nome della portaerei di nuova generazione della Marine Nationale: si chiamerà France Libre, in omaggio al movimento di resistenza della Seconda Guerra Mondiale guidato dal generale Charles de Gaulle.
La nave, lunga 310 metri, con un dislocamento di circa 80.000 tonnellate e propulsione nucleare affidata a due reattori K-22 di TechnicAtome, sarà la più grande unità da guerra mai costruita in Europa e sarà operativa nel 2038 in sostituzione della portaerei Charles de Gaulle.
Per oltre cinque anni, il progetto era stato identificato con la denominazione tecnica Porte-Avions de Nouvelle Génération (PANG, letteralmente “portaerei di nuova generazione”). La fase di realizzazione era stata formalmente avviata da Macron il 21 dicembre 2025, durante un discorso alle forze armate francesi negli Emirati Arabi Uniti, a conclusione di un iter decisionale che aveva attraversato varie revisioni di budget e di requisiti operativi. La cerimonia del 18 marzo 2026, tenutasi presso lo stabilimento Naval Group di Nantes-Indret, nella regione della Loira Atlantica, ha trasformato il numero di programma in un nome di battesimo con una precisa valenza storica e simbolica.
Macron ha spiegato la scelta con queste parole, riportate da Naval News: “Ho voluto collocare la nostra futura portaerei nella scia del generale de Gaulle. La sua vita, il suo destino e le decisioni prese fin dal giugno 1940 riflettono una certa immagine della Francia. Lo spirito francese è lo spirito della resistenza.” La Francia Libera fu il governo in esilio e il movimento di resistenza che rifiutò l’armistizio con la Germania nazista dopo la caduta della Francia nel giugno 1940, trasformandosi progressivamente da un piccolo gruppo di dissidenti a Londra nel governo provvisorio che guidò la liberazione del paese. La catena nominale è quindi esplicita: la portaerei precedente prende il nome dal generale che fondò la France Libre; la nuova porta il nome del movimento stesso.
Il programma è condotto da MO Porte-Avions, un consorzio industriale formato da Naval Group (responsabile della costruzione dello scafo e dei sistemi di combattimento) e Chantiers de l’Atlantique (responsabile dell’assemblaggio della nave nel cantiere di Saint-Nazaire), con TechnicAtome incaricata della progettazione e costruzione dei reattori nucleari.
La France Libre rappresenterà un salto dimensionale significativo rispetto all’attuale portaerei francese. La Charles de Gaulle (R91) misura circa 261 metri di lunghezza per un dislocamento di 42.000 tonnellate a pieno carico. La France Libre (R92) sarà lunga 310 metri, con una larghezza di circa 90 metri e un dislocamento di circa 80.000 tonnellate, quasi il doppio della predecessora.
Per collocare questi numeri in prospettiva europea: le portaerei della Royal Navy britannica della classe Queen Elizabeth (HMS Queen Elizabeth e HMS Prince of Wales) hanno una lunghezza di circa 280 metri e un dislocamento stimato in servizio di circa 70.000 tonnellate. La France Libre, con 310 metri di lunghezza, sarà fisicamente più grande di queste ultime pur con un dislocamento comparabile, e diventerà la nave da guerra più lunga mai costruita in Europa.
La propulsione è affidata a due reattori nucleari TechnicAtome K-22 a water pressurizzata (PWR, Pressurized Water Reactor), ciascuno con una potenza di 220 MW, per un totale di 440 MW disponibili per la propulsione e i sistemi di bordo. La trasmissione del moto avviene attraverso tre linee d’asse, che consentono una velocità massima di circa 27 nodi (50 km/h). La propulsione nucleare garantisce un’autonomia teoricamente illimitata senza necessità di rifornimento di carburante per la propulsione stessa, con una campagna operativa limitata solo dal consumo delle scorte di viveri e munizioni dell’equipaggio.
La Charles de Gaulle è attualmente l’unica portaerei a propulsione nucleare al mondo oltre alle undici unità americane della classe Nimitz e Gerald R. Ford. La France Libre erediterà questo status, mantenendo la Francia nel ristrettissimo club delle marine con capacità di proiezione aerea a propulsione nucleare.
Una delle differenze operative più rilevanti tra la France Libre e la Charles de Gaulle riguarda il sistema di lancio e recupero degli aeromobili. La Charles de Gaulle è equipaggiata con due catapulte a vapore derivate dalla tecnologia della classe Nimitz americana, che sfruttano l’energia accumulata sotto forma di vapore ad alta pressione per accelerare l’aeromobile lungo la pista di lancio fino alla velocità di rotazione.
La France Libre adotterà invece il sistema EMALS (Electromagnetic Aircraft Launch System), prodotto da General Atomics nell’ambito di un accordo di vendita militare tra governi (Foreign Military Sales, FMS). EMALS sostituisce il pistone a vapore con un motore lineare elettromagnetico: un carrello accelerato da un campo magnetico variabile lungo l’intera lunghezza della pista trasferisce all’aeromobile un’energia controllabile con precisione, riducendo i picchi di carico strutturale che le catapulte a vapore impongono ad ali e fusoliera. Questo è particolarmente rilevante per i velivoli a pilotaggio remoto (UAS/UCAV), più vulnerabili ai carichi impulsivi rispetto ai velivoli con equipaggio.
La France Libre disporrà di tre piste EMALS e tre cavi di arresto AAG (Advanced Arresting Gear) su un ponte di volo angolato di 17.200 m². La configurazione a tre catapulte, rispetto alle due della Charles de Gaulle, consente operazioni simultanee di lancio e recupero, aumentando significativamente il sortie generation rate (la frequenza di uscita degli aeromobili): le stime indicano circa 60 sortite giornaliere in condizioni operative di alta intensità, contro le 20-25 tipicamente sostenibili dalla Charles de Gaulle. Il sistema EMALS è lo stesso impiegato sulla portaerei americana USS Gerald R. Ford, il che crea una piattaforma di interoperabilità tecnica senza precedenti tra Marine Nationale e U.S. Navy.
L’ala aerea della France Libre è progettata per imbarcare circa 30 aeromobili da combattimento, con proiezioni che arrivano a oltre 40 unità considerando i sistemi a pilotaggio remoto. La componente da caccia sarà inizialmente centrata sul Dassault Rafale M nella configurazione F5, la versione più avanzata del velivolo nella versione navale, che incorpora capacità di fusione dati, guerra elettronica e compatibilità con nuovi armamenti ipersonici rispetto alle versioni precedenti.
La sorveglianza e il controllo dello spazio aereo saranno affidati a tre Northrop Grumman E-2D Advanced Hawkeye, gli stessi impiegati dalla U.S. Navy come piattaforma AEW (Airborne Early Warning). La presenza dell’E-2D sulla Charles de Gaulle (nella versione E-2C) è una specificità della portaerei francese rispetto alle portaerei britanniche, che non dispongono di un aeromobile ad ala fissa per la sorveglianza a lungo raggio, ma si affidano esclusivamente a elicotteri AEW. Questa capacità estende in modo significativo il raggio di copertura radar del gruppo da combattimento.
La componente elicotteristica sarà composta da fino a sei NH90 Caïman nella versione navale (NFH, NATO Frigate Helicopter), impiegati per la guerra antisommergibile, la ricerca e soccorso e il trasporto. Le comunicazioni pubbliche della Direzione Generale degli Armamenti francese (DGA) e del Ministero delle Forze Armate includono esplicitamente droni imbarcati come parte dell’ala aerea, citando sia il Rafale M che i sistemi legati al programma SCAF/FCAS (Sistema di Combattimento Aereo del Futuro), il progetto europeo di sesta generazione condotto da Francia, Germania e Spagna. Rendering e modelli presentati durante la cerimonia mostrano configurazioni di velivoli dall’aspetto furtivo, interpretabili come possibili derivati navali del programma nEUROn o come futuri UCAV collaborativi.
I lavori sul programma hanno un precedente concreto già avviato: dal settembre 2025, il sito Naval Group di Cherbourg ha iniziato la produzione dei primi componenti dei reattori K-22, gli elementi a più lungo lead time dell’intera costruzione. La realizzazione delle parti nucleari in anticipo rispetto all’avvio dell’assemblaggio dello scafo è una pratica standard nei programmi navali a propulsione nucleare, dove la qualifica dei materiali nucleari e le catene di fornitura specializzate richiedono tempi non comprimibili.
L’assemblaggio dello scafo vero e proprio inizierà ai Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire, il più grande cantiere navale europeo, intorno al 2031-2032. Saint-Nazaire è lo stesso sito dove sono state costruite le navi da crociera più grandi del mondo (tra cui le serie Oasis of the Seas di Royal Caribbean), a conferma della capacità di gestire scafi di dimensioni eccezionali. Il trasferimento alla base navale di Tolone per l’allestimento finale e il caricamento del combustibile nucleare è previsto per la metà del 2035. Le prove in mare (sea trials) sono pianificate per il 2036, con la commissioning ufficiale nella Marine Nationale attesa nel 2038, anno in cui è previsto il ritiro in servizio della Charles de Gaulle dopo circa 37 anni di operatività.
Il costo totale del programma France Libre è stimato da Macron in circa 10 miliardi di euro (circa 12 miliardi di dollari al cambio di marzo 2026). Si tratta di uno dei programmi di difesa più onerosi mai avviati dalla Francia, superato in costo assoluto solo dal programma di ammodernamento della forza nucleare terrestre e dalla componente sottomarina della deterrenza nucleare.
L’impatto industriale è strutturale. Il programma coinvolgerà circa 800 aziende, di cui l’80% piccole e medie imprese, e sosterrà fino a 14.000 posti di lavoro nell’industria della difesa francese, con oltre il 90% dei contratti assegnato a fornitori nazionali. Questa concentrazione della catena di fornitura in ambito domestico è una scelta deliberata che risponde sia a criteri di sicurezza (evitare dipendenze tecnologiche da fornitori esteri per sistemi sensibili) sia a obiettivi di politica industriale: mantenere attive in Francia le competenze in propulsione nucleare navale, costruzione di grandi scafi, integrazione di sistemi di combattimento e aviazione imbarcata attraverso l’intera durata del programma, che si estende fino agli anni ’40.
L’eccezione più rilevante alla regola della fornitura domestica è rappresentata dal sistema EMALS/AAG di General Atomics, acquisito tramite accordo FMS con gli Stati Uniti. Questa scelta tecnologica, pur comportando una dipendenza da un fornitore americano per un sistema critico, è giustificata dall’assenza di un equivalente europeo maturo e dalla volontà di allineare il profilo tecnologico della France Libre con quello delle portaerei americane della classe Gerald R. Ford, facilitando le operazioni congiunte nei gruppi navali NATO.
Uno degli elementi di debolezza strutturale dell’aviazione imbarcata francese è la dipendenza da un’unica unità. La Charles de Gaulle ha trascorso periodi significativi in porto per manutenzione programmata o straordinaria dall’entrata in servizio nel 2001. In queste finestre, la Francia si è trovata priva di qualsiasi capacità di portaerei operativa. Il programma PA2 (Porte-Avions 2), avviato nel 2003 per studiare la fattibilità di una seconda portaerei, non ha mai raggiunto la fase di costruzione, in parte per ragioni di costo e in parte per la difficoltà di giustificare politicamente una seconda unità in un contesto di bilanci della difesa compressi.
La France Libre, nella sua configurazione attuale, è pianificata come unità singola, senza navi gemelle. Questo significa che il problema della disponibilità continua della capacità di portaerei si ripresenterà non appena la nuova nave entrerà in servizio, e sarà anzi accentuato dalla maggiore complessità dei sistemi di bordo, che richiedono fermate di manutenzione di durata maggiore rispetto alle navi convenzionali.
L’annuncio del nome è avvenuto in un momento di forte tensione sulle questioni di difesa in Europa. Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sull’opportunità per gli alleati NATO di aumentare i propri contributi alla difesa collettiva hanno accelerato il dibattito europeo sulla autonomia strategica, un concetto storicamente promosso dalla Francia come prerequisito per una politica estera europea indipendente da Washington.
La France Libre si inserisce direttamente in questo dibattito: è l’unica portaerei a propulsione nucleare in costruzione al di fuori degli Stati Uniti, è interamente finanziata dal bilancio francese senza contributi NATO o europei, e rappresenta una capacità di proiezione di potenza che nessun altro paese europeo possiede o ha in programma di acquisire nel prossimo decennio. La Germania non ha portaerei; l’Italia dispone di due portaeromobili (la Cavour e la Trieste) a propulsione convenzionale e con capacità più limitate; il Regno Unito ha le due portaerei della classe Queen Elizabeth, a propulsione convenzionale e con configurazione STOVL (decollo corto/atterraggio verticale) basata sull’F-35B, tecnicamente meno versatile della configurazione CATOBAR della portaerei francese.
La Francia è l’unico membro dell’Unione Europea con una forza di deterrenza nucleare autonoma e l’unico stato europeo con un progetto di portaerei di grande tonnellaggio in costruzione attiva. Questi due elementi conferiscono alla France Libre una valenza che trascende il piano strettamente navale, posizionandola come strumento della politica di difesa europea nel suo complesso, in un periodo in cui le certezze geopolitiche del dopoguerra vengono ridiscusse.
Il 4 marzo 2026 un esemplare di pesce liocorno (Lophotus lacepede, Giorna 1809) è stato…
La disintegrazione dell'iceberg A-23A, uno dei più grandi mai registrati, ha innescato nell'Atlantico del Sud…
Ricercatori dell'Indian Institute of Technology Gandhinagar, in collaborazione con l'Helmholtz Centre for Environmental Research di…
Il recupero del cavo sottomarino TAT-8, il primo sistema in fibra ottica transatlantico della storia,…
Lo Stretto di Hormuz è il principale chokepoint energetico del pianeta: qui transita circa il…
Uno studio guidato da OGS e pubblicato su Global Change Biology analizza l’impatto del cambiamento…