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TAT-8 torna in superficie: recuperato il primo cavo sottomarino in fibra ottica transatlantico che ha cambiato Internet

Il recupero del cavo sottomarino TAT-8, il primo sistema in fibra ottica transatlantico della storia, racconta l’evoluzione delle infrastrutture digitali globali, le tecnologie dei cavi sottomarini e le operazioni di recupero e riciclo nei fondali oceanici.

Le infrastrutture sottomarine costituiscono la spina dorsale invisibile della comunicazione globale. Oltre il 95% del traffico dati intercontinentale viaggia attraverso cavi sottomarini in fibra ottica, sistemi complessi che attraversano oceani e mari collegando continenti, data center e dorsali terrestri.

Tra queste infrastrutture una occupa un posto unico nella storia delle telecomunicazioni: TAT-8, il primo cavo sottomarino in fibra ottica capace di attraversare l’Atlantico. Entrato in servizio nel 1988, questo sistema ha rappresentato il passaggio definitivo dalla trasmissione analogica su cavi coassiali alla comunicazione digitale su fibra ottica.

Dopo oltre vent’anni trascorsi sul fondo dell’oceano, il cavo è stato oggetto di una complessa operazione di recupero iniziata nel 2025. L’intervento coinvolge tecnologie di recupero subacqueo, logistica marittima e processi industriali di riciclo su scala globale. L’operazione non riguarda soltanto la rimozione di un’infrastruttura obsoleta: evidenzia anche l’evoluzione della gestione del ciclo di vita dei cavi sottomarini, sempre più centrale in un’epoca dominata da flussi di dati in costante crescita.

Il sistema TAT-8: la prima dorsale in fibra ottica attraverso l’Atlantico

Il Trans-Atlantic Telephone 8 (TAT-8) entrò ufficialmente in funzione il 14 dicembre 1988. Il progetto rappresentò una pietra miliare nello sviluppo delle telecomunicazioni digitali, poiché dimostrò la fattibilità tecnica della trasmissione ottica su distanze oceaniche.

Fino alla metà degli anni Ottanta i collegamenti transatlantici utilizzavano principalmente cavi coassiali in rame. Questi sistemi, pur affidabili, avevano limiti evidenti in termini di capacità trasmissiva e efficienza spettrale. L’introduzione della fibra ottica consentì di aumentare drasticamente la banda disponibile, riducendo allo stesso tempo la perdita di segnale lungo la tratta.

Il TAT-8 segnò quindi il momento in cui la trasmissione ottica divenne la tecnologia dominante per i collegamenti intercontinentali.

Architettura e percorso del cavo

Il sistema si estendeva per circa 6.000 chilometri, attraversando l’Oceano Atlantico con una configurazione a diramazione.

Il punto di partenza si trovava a Tuckerton, nel New Jersey, negli Stati Uniti. A circa 200 miglia nautiche dalle coste europee il sistema includeva un dispositivo sottomarino di diramazione che suddivideva il collegamento verso due destinazioni:

  • Widemouth Bay, in Inghilterra
  • Penmarch, in Francia

Questa configurazione permetteva di collegare direttamente il Nord America con due importanti nodi della rete europea delle telecomunicazioni.

All’interno del cavo erano presenti tre coppie di fibre ottiche:

  • due coppie operative per il traffico dati
  • una coppia di riserva per garantire continuità di servizio

Ogni coppia supportava una capacità di 280 Mbit/s, utilizzando una struttura di trasmissione basata su PDH (Plesiochronous Digital Hierarchy), tecnologia standard dell’epoca per i sistemi di telecomunicazione digitali.

Questa capacità può apparire modesta se confrontata con i moderni cavi sottomarini, che raggiungono decine di terabit al secondo. Nel 1988 rappresentava invece un salto tecnologico straordinario rispetto ai sistemi precedenti.

Il consorzio internazionale che realizzò TAT-8

La realizzazione del progetto fu possibile grazie alla collaborazione tra numerosi operatori di telecomunicazioni internazionali. Il sistema venne gestito da un consorzio composto da 29 operatori, con tre aziende principali a guidare l’iniziativa:

  • AT&T con una quota del 34,1%
  • British Telecom con il 15,5%
  • France Telecom con il 9,8%

Le restanti quote appartenevano ad altri operatori nazionali e regionali, riflettendo la natura globale del progetto. La costruzione del sistema richiese un investimento compreso tra 335 e 351 milioni di dollari (valore del 1988).

Per gli standard dell’epoca si trattava di uno dei più importanti investimenti infrastrutturali nel settore delle telecomunicazioni.

La tecnologia dei primi cavi sottomarini in fibra ottica

Il funzionamento di TAT-8 si basava su tecnologie allora emergenti nella trasmissione ottica a lunga distanza.

La fibra ottica utilizza impulsi luminosi per trasmettere informazioni digitali. Il segnale viaggia all’interno di un filamento di vetro estremamente puro, protetto da diversi strati di materiali isolanti e meccanici progettati per resistere alle condizioni estreme dei fondali oceanici.

Un tipico cavo sottomarino include diversi elementi strutturali:

  • fibre ottiche per la trasmissione dei dati
  • conduttori in rame per l’alimentazione elettrica dei ripetitori
  • ripetitori ottici posizionati a intervalli regolari
  • strati di acciaio per la resistenza meccanica
  • guaina in polietilene per la protezione dall’acqua e dalla corrosione

Nel caso di TAT-8 i ripetitori erano essenziali per amplificare il segnale ottico lungo l’intero percorso oceanico. Le perdite di segnale lungo una fibra sono inevitabili; senza amplificazione la trasmissione non potrebbe coprire distanze intercontinentali.

I sistemi degli anni Ottanta utilizzavano ripetitori optoelettronici, che convertivano il segnale luminoso in segnale elettrico per amplificarlo prima di riconvertirlo in luce.

Questa architettura richiedeva alimentazione elettrica continua fornita attraverso i conduttori in rame integrati nel cavo.

Un’infrastruttura che anticipò la crescita di Internet

Il sistema TAT-8 entrò in funzione in un periodo in cui la domanda globale di traffico dati era ancora relativamente contenuta. Le principali applicazioni riguardavano telefonia internazionale e trasmissione dati tra reti accademiche e istituzionali.

Nel giro di pochi anni la situazione cambiò radicalmente.

Il cavo raggiunse la saturazione della capacità entro circa 18 mesi dall’attivazione. La crescita del traffico superò ogni previsione iniziale dei progettisti.

Tra i fattori che contribuirono a questa espansione vi fu anche la nascita del World Wide Web, presentato all’inizio degli anni Novanta e rapidamente diffuso nelle università e nei centri di ricerca.

Le prime dimostrazioni del web utilizzarono collegamenti internazionali che includevano anche le infrastrutture transatlantiche in fibra ottica. TAT-8 contribuì quindi a sostenere uno dei momenti più importanti nello sviluppo dell’ecosistema digitale globale.

L’episodio evidenziò una dinamica destinata a ripetersi più volte nella storia delle telecomunicazioni: la crescita della domanda di dati tende a superare rapidamente le capacità previste dalle infrastrutture esistenti.

La fine operativa del TAT-8

Il progetto originale prevedeva una vita operativa di circa 25 anni. La realtà tecnica ed economica portò a una dismissione molto più rapida.

Nel 2002 il sistema venne ufficialmente ritirato dal servizio. Il motivo principale fu l’insorgenza di un guasto significativo lungo il cavo.

La riparazione avrebbe richiesto interventi complessi in acque profonde e costi elevati. Nel frattempo nuovi cavi sottomarini con capacità molto superiori erano già entrati in funzione, rendendo l’investimento poco conveniente.

Il TAT-8 terminò quindi la propria attività dopo 14 anni di servizio, lasciando sul fondo dell’Atlantico una struttura lunga migliaia di chilometri.

Per oltre due decenni il cavo rimase inattivo sui fondali oceanici, mentre nuove generazioni di infrastrutture ottiche continuavano ad aumentare la capacità globale delle reti.

Il recupero del cavo dopo oltre vent’anni sul fondo dell’oceano

Nel 2025 è iniziata un’operazione di recupero su larga scala che ha riportato TAT-8 al centro dell’attenzione nel settore delle telecomunicazioni sottomarine.

L’obiettivo dell’intervento riguarda due aspetti principali:

  • liberare rotte sottomarine utilizzate da nuovi cavi
  • recuperare materiali industriali di alto valore

Le rotte dei cavi transoceanici rappresentano corridoi strategici. La presenza di infrastrutture obsolete può complicare l’installazione di nuovi sistemi ad alta capacità.

La rimozione dei vecchi cavi contribuisce quindi a mantenere percorsi di posa efficienti e sicuri, riducendo i rischi di interferenze con infrastrutture operative.

Parallelamente l’operazione consente il recupero di materiali preziosi, in particolare rame ad alta purezza, sempre più richiesto nell’industria elettrica ed elettronica.

La società incaricata del recupero

Il progetto è stato affidato alla società Subsea Environmental Services, azienda specializzata nel recupero e nel riciclo di infrastrutture sottomarine.

A livello globale solo poche aziende possiedono competenze tecniche specifiche per operazioni di questo tipo. Il recupero di cavi in acque profonde richiede infatti:

  • navi specializzate
  • attrezzature di recupero subacquee
  • equipaggi addestrati
  • infrastrutture industriali per il trattamento dei materiali recuperati

Subsea Environmental Services si occupa di operazioni simili in diverse regioni oceaniche, con l’obiettivo di sviluppare un modello di economia circolare applicato alle infrastrutture marine.

La nave di recupero e le tecnologie utilizzate

Le operazioni di recupero del TAT-8 vengono effettuate dalla nave MV Maasvliet, un’unità diesel-elettrica progettata specificamente per missioni di recupero offshore. Il recupero di un cavo sottomarino richiede una sequenza tecnica molto precisa.

Il primo passaggio consiste nell’individuare con precisione la posizione del cavo sul fondale. Le coordinate originali dei sistemi di telecomunicazione permettono di tracciare il percorso con elevata accuratezza. Successivamente viene utilizzato uno strumento chiamato grapnel, una sorta di ancora progettata per agganciare cavi e strutture sul fondo marino.

Nel caso del TAT-8 gli operatori utilizzano una variante chiamata flatfish grapnel, progettata per operazioni in acque profonde. Questo dispositivo viene trascinato sul fondale fino a intercettare il cavo. Una volta agganciato, il sistema di verricelli della nave inizia la fase di recupero. Alcune sezioni del TAT-8 si trovano a profondità che possono raggiungere 8.000 metri, il che rende l’operazione tecnicamente complessa.

La particolarità del recupero manuale del cavo

Una delle caratteristiche più insolite dell’operazione riguarda la gestione del cavo recuperato a bordo. I moderni sistemi di recupero utilizzano macchinari automatici per avvolgere il cavo nelle stive delle navi. Nel caso del TAT-8 questa soluzione non è praticabile.

Il motivo riguarda la struttura interna del cavo e la fragilità delle fibre di vetro presenti al suo interno. Le fibre ottiche possono fratturarsi se sottoposte a sollecitazioni meccaniche eccessive. Una frattura produrrebbe **schegge di vetro microscopiche**, potenzialmente pericolose per l’equipaggio. Per questo motivo il cavo recuperato viene arrotolato manualmente nella stiva, una procedura più lenta ma più sicura.

Le difficoltà operative durante il recupero

Le operazioni di recupero di infrastrutture sottomarine sono fortemente influenzate dalle condizioni meteorologiche.

Durante il 2025 la nave impegnata nel recupero ha dovuto affrontare una stagione degli uragani particolarmente intensa nell’Atlantico. Le tempeste denominateDexteredErinhanno costretto l’equipaggio a sospendere temporaneamente le operazioni e modificare la rotta.

Nonostante queste difficoltà, entro agosto 2025 il team era riuscito a recuperare circa 1.012 chilometri di cavo.

Il materiale estratto dal fondale è stato trasportato nel porto portoghese di Leixões, dove sono state effettuate le prime operazioni logistiche.

Le attività di recupero sono proseguite nei mesi successivi e risultavano ancora in corso nel febbraio 2026.

Il riciclo dei materiali recuperati

Una volta completata la fase di recupero, il materiale viene inviato a impianti specializzati per il trattamento industriale.

Nel caso del TAT-8 i componenti vengono spediti presso Mertech Marine, azienda con sede in Sudafrica specializzata nel riciclo di cavi sottomarini.

Il processo di recupero dei materiali prevede diverse fasi:

  • separazione delle guaine plastiche
  • estrazione dei conduttori in rame
  • recupero dei componenti metallici

Il rame ad alta purezza rappresenta la componente economicamente più rilevante. Questo metallo è fondamentale per numerose applicazioni industriali, dalla produzione di cavi elettrici ai sistemi elettronici.

Anche l’acciaio presente negli strati strutturali del cavo viene recuperato e riutilizzato, spesso destinato alla produzione di recinzioni e componenti metallici.

La guaina in polietilene viene invece trasformata in pellet plastici destinati alla produzione di materiali non alimentari.

Il ruolo dell’economia circolare nelle infrastrutture sottomarine

Il recupero del TAT-8 evidenzia un tema sempre più rilevante nel settore delle telecomunicazioni: la gestione sostenibile delle infrastrutture sottomarine.

Negli ultimi trent’anni sono stati installati oltre un milione di chilometri di cavi sottomarini. Molti di questi sistemi raggiungeranno il termine della loro vita operativa nei prossimi decenni.

La rimozione e il riciclo delle infrastrutture obsolete permettono di:

recuperare materie prime strategiche

liberare corridoi di posa per nuovi cavi

ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture dismesse

L’approccio rientra in una strategia più ampia di economia circolare applicata alle infrastrutture digitali globali.

Le valutazioni economiche del recupero

Il recupero di un cavo transoceanico comporta costi significativi. Operazioni navali di lunga durata, equipaggi specializzati e logistica internazionale generano investimenti considerevoli.

Il valore dei materiali recuperati non sempre compensa completamente le spese dell’operazione.

Alcuni osservatori del settore hanno quindi sollevato dubbi sulla redditività economica di progetti di recupero su larga scala.

La valutazione economica include tuttavia anche elementi indiretti:

  • valore delle rotte liberate per nuovi cavi
  • riduzione del rischio di interferenze con infrastrutture attive
  • recupero di metalli sempre più richiesti dall’industria

Questi fattori contribuiscono a rendere l’operazione complessivamente sostenibile dal punto di vista industriale.

Implicazioni ambientali e gestione dei fondali oceanici

Le operazioni di recupero sollevano anche questioni ambientali.

L’estrazione di infrastrutture dai fondali può disturbare temporaneamente gli ecosistemi marini e i sedimenti oceanici. Le aziende coinvolte devono quindi rispettare protocolli rigorosi per minimizzare l’impatto ambientale.

La pianificazione delle operazioni include:

  • monitoraggio delle condizioni del fondale
  • limitazione delle aree di intervento
  • coordinamento con operatori di cavi attivi

Queste procedure riducono i rischi per le infrastrutture esistenti e per gli habitat marini.

Il recupero di altri cavi storici: il caso TAT-14

Il progetto TAT-8 non rappresenta un caso isolato. Nel 2021 Subsea Environmental Services ha ricevuto anche un contratto per la dismissione delTAT-14, un altro sistema di cavi sottomarini installato negli anni Duemila.

Il progetto include la rimozione delle sezioni costiere del cavo in diversi paesi:

  • Stati Uniti
  • Regno Unito
  • Francia
  • Danimarca
  • Paesi Bassi

Oltre alle sezioni costiere, l’intervento riguarda anche tratti in acque profonde nel Nord Atlantico.

Operazioni di questo tipo diventeranno sempre più frequenti con l’evoluzione delle infrastrutture globali di telecomunicazione.

Il significato storico del TAT-8 nella storia delle telecomunicazioni

Il recupero del TAT-8 offre l’occasione per riflettere sul ruolo di questa infrastruttura nella storia della comunicazione globale. Il sistema ha segnato l’inizio dell’era dei cavi sottomarini in fibra ottica, tecnologia che oggi sostiene l’intero ecosistema digitale internazionale.

Le dorsali transoceaniche contemporanee trasportano volumi di traffico enormemente superiori rispetto a quelli immaginabili negli anni Ottanta. Servizi cloud, piattaforme di streaming, reti finanziarie e applicazioni basate su intelligenza artificiale dipendono direttamente da queste infrastrutture.

Il TAT-8 rappresenta una tappa fondamentale in questo percorso tecnologico. Il recupero del cavo dal fondale dell’Atlantico mette in luce l’evoluzione delle reti globali e la necessità di gestire in modo responsabile l’intero ciclo di vita delle infrastrutture digitali.

Heidi Garcia

Laureata in Ingegneria Informatica e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Robotica e dell'Automazione. Da sempre appassionata di tecnologia, spazio e divulgazione scientifica. Coordinatrice del network Close-up Engineering.

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