Primo Piano

Fondali del Mediterraneo a rischio: fino al 60% delle specie perderà habitat per il riscaldamento

Uno studio guidato da OGS e pubblicato su Global Change Biology analizza l’impatto del cambiamento climatico sulle comunità bentoniche del Mediterraneo: fino al 60% delle specie rischia una contrazione dell’areale e il 77% migrerà verso nord.

Il cambiamento climatico sta modificando in profondità gli ecosistemi marini del Mediterraneo, con effetti rilevanti sulla distribuzione, sulla composizione e sulla funzionalità delle comunità bentoniche. I fondali marini, che ospitano organismi strettamente legati al substrato per la maggior parte del loro ciclo vitale, rappresentano uno dei comparti più sensibili alle alterazioni termiche e biogeochimiche in atto.

Una nuova ricerca italo-svizzera guidata dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e pubblicata sulla rivista scientifica Global Change Biology con il titolo “The Geography of Mediterranean Benthic Communities Under Climate Change” fornisce un quadro quantitativo delle trasformazioni previste nei prossimi decenni. L’analisi si basa su modelli di distribuzione delle specie, proiezioni climatiche e biogeochimiche dell’oceano e un database di oltre 100.000 segnalazioni di presenza relative a circa 350 specie bentoniche del Mediterraneo.

I risultati delineano uno scenario caratterizzato da migrazioni verso nord, contrazioni dell’areale, spostamenti verso maggiori profondità e frammentazione degli habitat. Le conseguenze non sono uniformi sul piano regionale e coinvolgono in modo differenziato il Mediterraneo settentrionale e meridionale.

Le comunità bentoniche: ruolo ecologico e vulnerabilità

Le comunità bentoniche comprendono organismi animali e vegetali che vivono a contatto con il fondale marino. Tra questi figurano bivalvi, spugne, coralli, echinodermi e numerosi invertebrati che costituiscono la struttura portante di molti habitat sottomarini.

Questi organismi svolgono funzioni ecologiche essenziali:

  • Bioturbazione, ossia il rimescolamento dei sedimenti, fondamentale per l’ossigenazione del substrato.
  • Regolazione del ciclo dei nutrienti e del carbonio.
  • Supporto alle reti trofiche, fungendo da base alimentare per numerose specie ittiche.

La loro elevata sensibilità ai cambiamenti ambientali dipende da due fattori principali: la stretta dipendenza dalle condizioni fisico-chimiche del fondale e una mobilità generalmente limitata. Le variazioni di temperatura, ossigeno disciolto e circolazione marina possono alterare in modo significativo la sopravvivenza e la distribuzione spaziale di queste specie.

Metodologia dello studio: modelli, proiezioni e dataset estesi

La ricerca si distingue per l’ampiezza del dataset e per l’integrazione di diversi strumenti modellistici. Gli autori hanno utilizzato:

  • Modelli di distribuzione delle specie (Species Distribution Models, SDMs);
  • Proiezioni climatiche e biogeochimiche oceaniche;
  • Un database con oltre 100.000 segnalazioni di presenza nel Mediterraneo.

L’analisi ha escluso specie invasive, specie commercialmente sfruttate e cefalopodi, concentrandosi su organismi chiave per il funzionamento ecosistemico. Sono state valutate circa 350 specie bentoniche, selezionate per il loro ruolo strutturale e funzionale negli habitat marini.

  • L’obiettivo era stimare la distribuzione attuale e quella futura in risposta a tre principali driver climatici:
  • Innalzamento della temperatura dell’acqua;
  • Riduzione dell’ossigeno disciolto in prossimità del fondale;
  • Modifiche nella circolazione marina.

Migrazione verso nord e contrazione degli areali

Le proiezioni indicano che il 77% delle specie analizzate tenderà a spostarsi verso nord. Questo fenomeno riflette la ricerca di condizioni termiche compatibili con le proprie soglie fisiologiche.

Fino al 60% delle specie potrebbe subire una contrazione significativa dell’areale di distribuzione. Tale riduzione comporta una diminuzione della superficie idonea alla sopravvivenza e, in molti casi, una maggiore frammentazione dell’habitat.

Un ulteriore 30% delle specie è destinato a spostarsi verso acque più profonde, dove le temperature risultano inferiori rispetto agli strati superficiali. Circa il 20% andrà incontro a una crescente frammentazione dell’habitat, con popolazioni isolate e minore connettività genetica.

Questi dati delineano un cambiamento strutturale nella geografia della biodiversità bentonica mediterranea.

Specie fredde e specie termofile: risposte divergenti

Lo studio evidenzia differenze marcate tra specie adattate a condizioni termiche fredde e specie adattate a condizioni più calde.

Le specie fredde mostrano una maggiore tendenza alla contrazione dell’areale e allo spostamento verso profondità superiori. In molti casi, la riduzione degli habitat idonei può determinare un aumento del rischio di estinzione locale, specialmente quando la dispersione larvale è limitata.

Le specie termofile, al contrario, potrebbero beneficiare dell’aumento delle temperature, espandendo il proprio areale e colonizzando zone precedentemente inadatte. Questa espansione contribuisce al rimescolamento delle comunità e a una ridefinizione della composizione faunistica.

La redistribuzione delle specie comporta un riequilibrio delle interazioni trofiche e delle funzioni ecosistemiche. Il semplice mantenimento del numero complessivo di specie in un’area non garantisce la conservazione delle funzioni originarie.

Differenze regionali nel Bacino del Mediterraneo

Gli impatti non risultano omogenei su scala regionale. Il Mediterraneo settentrionale mostra una tendenza all’aumento della ricchezza di specie, dovuta alla migrazione verso latitudini più elevate. Le regioni meridionali, invece, registrano una maggiore perdita di specie adattate a condizioni più fredde.

In alcune aree il numero totale di specie potrebbe rimanere relativamente stabile, ma con un marcato ricambio di specie. Questo turnover modifica profondamente la struttura delle comunità e può comportare la perdita di funzioni ecologiche specifiche.

Le variazioni nella composizione risultano particolarmente accentuate in:

  • Mar Egeo;
  • Mar Tirreno;
  • Zone profonde del Mar Ionio;
  • Coste dell’Adriatico.

Queste aree emergono come hotspot di trasformazione ecologica, dove le proiezioni indicano cambiamenti più intensi nella struttura delle comunità bentoniche.

Ossigeno, temperatura e correnti: i driver fisico-chimici

L’innalzamento della temperatura rappresenta il principale fattore di redistribuzione, ma l’analisi integra anche la dinamica dell’ossigeno disciolto e delle correnti.

La riduzione dell’ossigeno nei pressi del fondale, associata a fenomeni di stratificazione e riscaldamento, limita la sopravvivenza di specie sensibili all’ipossia. Le modifiche nella circolazione influenzano la dispersione larvale e la connettività tra popolazioni, incidendo sulla capacità di colonizzazione di nuovi habitat.

La combinazione di questi fattori determina scenari complessi, nei quali la risposta di ciascuna specie dipende dalla propria tolleranza fisiologica e dalla capacità di adattamento.

Rischio di estinzione locale e frammentazione

La contrazione dell’areale e la frammentazione degli habitat aumentano il rischio di estinzione locale. Le specie con limitata capacità di dispersione risultano particolarmente vulnerabili, poiché incontrano difficoltà nel raggiungere nuove aree idonee.

La frammentazione comporta:

  • riduzione della variabilità genetica;
  • maggiore esposizione a eventi estremi;
  • instabilità demografica.

In ecosistemi complessi come quelli bentonici, la perdita di una specie chiave può avere effetti a cascata su intere reti trofiche.

Pianificazione dello spazio marittimo e strategie di conservazione

Lo studio evidenzia la necessità di una pianificazione dello spazio marittimo basata sugli ecosistemi. Le strategie di conservazione fondate esclusivamente sulle distribuzioni attuali rischiano di risultare inefficaci in uno scenario di rapido cambiamento.

Le aree marine protette dovranno considerare:

  • le traiettorie previste di migrazione;
  • le zone di futura idoneità climatica;
  • la connettività tra habitat.

Un approccio dinamico alla conservazione consente di anticipare le trasformazioni anziché reagire a posteriori. L’integrazione tra modellistica climatica e pianificazione territoriale diventa uno strumento operativo per la tutela della biodiversità bentonica.

Un Mediterraneo in trasformazione strutturale

Le proiezioni elaborate dalla ricerca pubblicata su Global Change Biology delineano una trasformazione profonda della geografia biologica del Mediterraneo. La migrazione verso nord, la contrazione degli areali, gli spostamenti verso maggiori profondità e il turnover delle specie ridefiniscono la struttura delle comunità bentoniche.

L’alterazione delle funzioni ecosistemiche, dalla bioturbazione al ciclo dei nutrienti, incide sull’equilibrio complessivo dei sistemi marini. La vulnerabilità delle specie meno mobili e più specializzate accentua il rischio di perdita di biodiversità locale.

L’evoluzione degli ecosistemi bentonici mediterranei rappresenta un indicatore sensibile delle pressioni climatiche in atto e richiede strumenti di gestione capaci di integrare dati scientifici, proiezioni climatiche e pianificazione spaziale a lungo termine.</final

Carolina Valdinosi

Recent Posts

Accumulare energia e togliere il sale dall’acqua: la svolta delle batterie al sodio con acqua strutturale

Una nuova batteria agli ioni di sodio basata su sodio vanadato idrato raddoppia la capacità…

6 giorni ago

Ferreiraella populi: il chitone degli abissi nominato dal pubblico e descritto dalla scienza

La scoperta e la denominazione di Ferreiraella populi, raro chitone degli abissi individuato a 5.500…

2 settimane ago

Scoperte in Tibet le tracce di super-eruzioni marine che causarono estinzioni di massa

Tracce di antiche super-eruzioni sottomarine emerse sull’altopiano tibetano forniscono nuove prove di eventi vulcanici oceanici…

3 settimane ago

Tecnologia superidrofobica per tubi inaffondabili: un passo concreto verso navi insommergibili

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Rochester ha sviluppato un sistema per rendere i tubi…

4 settimane ago

Nuove ricerche hanno individuato un anello mancante nella catena alimentare dell’oceano profondo

I pesci di medie dimensioni sarebbero il collegamento tra la superficie e gli abissi oceanici,…

4 settimane ago

Antartide, la storia del ghiaccio costiero ci racconta il legame tra clima e attività solare

Uno studio ha ricostruito 3.700 anni di storia climatica antartica mostrando una sorprendente correlazione tra…

1 mese ago