Curiosità

Le microplastiche riducono la capacità degli oceani di assorbire carbonio: un rischio climatico sottovalutato

Le microplastiche stanno compromettendo la capacità degli oceani di assorbire CO₂, poiché alterano i cicli naturali del carbonio e contribuoscono alle emissioni di gas serra. Un nuovo studio mette in luce il ruolo nascosto di questi inquinanti nella crisi climatica, sollecitando un’azione globale urgente.

Oceani e cambiamento climatico: un equilibrio sempre più fragile

Gli oceani svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del clima globale, agendo come il più grande serbatoio naturale di carbonio del pianeta. Attraverso processi biologici e fisici, assorbono circa il 25-30% del biossido di carbonio prodotto dalle attività umane. Tuttavia, un nuovo studio guidato dall’Università di Sharjah segnala una minaccia crescente a questa funzione vitale: le microplastiche.

Secondo quanto riportato sulla rivista Journal of Hazardous Materials: Plastics, queste minuscole particelle (con diametro inferiore a 5 mm) stanno interferendo con i processi marini di assorbimento del carbonio, aggravando in modo silenzioso ma concreto il problema del riscaldamento globale.

Presenza ubiquitaria e impatto ecologico delle microplastiche

Le microplastiche sono ormai diffuse in ogni compartimento ambientale: dalle profondità oceaniche ai laghi, dall’aria al suolo, dai ghiacci artici fino agli organismi viventi, esseri umani inclusi. Si stima che più dell’80% della plastica prodotta finora, oltre 8,3 miliardi di tonnellate, sia finita nell’ambiente, mentre solo il 9% è stato riciclato.

Oltre al danno fisico diretto agli organismi marini, alle alterazioni della fertilità del suolo e all’accumulo lungo la catena alimentare, le microplastiche trasportano contaminanti tossici e interagiscono con i cicli biogeochimici fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi.

Come le microplastiche ostacolano l’assorbimento del carbonio

La ricerca condotta dal team di Dr. Ihsanullah Obaidullah, professore associato presso l’Università di Sharjah, identifica almeno tre meccanismi principali attraverso cui le microplastiche compromettono la funzione climatica degli oceani:

  • Interferenza con il fitoplancton e zooplancton: organismi chiave per la “pompa biologica del carbonio”, ovvero il processo che trasferisce CO₂ atmosferica nelle profondità marine.
  • Alterazione della plastisfera: una comunità microbica che si sviluppa sulla superficie delle particelle plastiche e che partecipa attivamente ai cicli del carbonio e dell’azoto.
  • Emissione diretta di gas serra: durante la degradazione, le microplastiche rilasciano metano (CH₄) ed etilene (C₂H₄), contribuendo ulteriormente all’effetto serra.

La presenza di microplastiche riduce l’efficienza della fotosintesi nel fitoplancton e influisce negativamente sul metabolismo dello zooplancton. Entrambi sono elementi chiave nel trasporto del carbonio organico verso gli strati profondi dell’oceano.

Plastisfera: un ecosistema microbico dalle conseguenze climatiche

Le particelle di plastica fungono da supporto per biofilm microbici che formano la cosiddetta “plastisfera”. Questa comunità biologica, spesso composta da batteri, funghi e alghe, è coinvolta in reazioni chimiche complesse che possono influenzare i flussi di gas serra.

Secondo lo studio, la plastisfera può contribuire a produrre CO₂, CH₄ e altri gas climalteranti, agendo come una sorgente aggiuntiva non prevista nei modelli climatici tradizionali. Questo effetto cumulativo, ancora poco conosciuto, rafforza la necessità di includere le microplastiche nei parametri di valutazione climatica.

Un impatto sistemico trascurato dalla governance ambientale

Lo studio, intitolato “Microplastics and Global Warming: A Hidden Climate Threat Uncovered in a New Perspective”, adotta un approccio integrativo e interdisciplinare, esaminando 89 studi scientifici pubblicati tra il 2010 e il 2025. Tra le fonti analizzate vi sono articoli peer-reviewed, rapporti internazionali e documenti istituzionali su plastica, cambiamento climatico e salute oceanica.

A differenza delle tradizionali revisioni sistematiche, i ricercatori hanno preferito una narrazione tematica trasversale, finalizzata a collegare concetti complessi e ambiti disciplinari eterogenei. L’obiettivo è stimolare una riflessione critica sulle attuali lacune conoscitive e sulle implicazioni per la sostenibilità globale.

Politiche climatiche e sostenibilità: verso una risposta integrata

I ricercatori invitano le istituzioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite, a integrare la questione delle microplastiche negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Attualmente, la plastica è rappresentata da un solo indicatore, insufficiente per cogliere la complessità delle minacce ecologiche e climatiche che essa comporta.

Viene inoltre proposta la creazione di quadri normativi globali coordinati per affrontare in parallelo inquinamento plastico, riscaldamento oceanico e acidificazione marina. In particolare, si richiede:

  • Riduzione della plastica monouso e promozione di materiali biodegradabili
  • Miglioramento dei sistemi di gestione dei rifiuti a livello globale
  • Espansione della ricerca sulle interazioni tra microplastiche e cicli del carbonio
  • Utilizzo di strumenti di monitoraggio basati sull’Intelligenza Artificiale

Produzione plastica e consumo: una crescita fuori controllo

Il contesto globale evidenzia una tendenza crescente e non sostenibile nella produzione di plastica. Secondo un rapporto ONU del 2025, ogni anno vengono prodotti più di 400 milioni di tonnellate di plastica, di cui circa la metà destinata a un solo utilizzo. Senza interventi correttivi, questa cifra potrebbe triplicare entro il 2060.

La persistenza ambientale della plastica, unita all’aumento della domanda, solleva interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità dell’intero ciclo di vita del materiale, dai processi produttivi allo smaltimento finale.

Come sottolineano gli autori dello studio, “la crescente domanda e l’eccessivo consumo di plastica stanno generando rischi gravi per la salute umana, per la stabilità degli ecosistemi e per la sicurezza alimentare”.

Verso una nuova prospettiva sulla crisi climatica

Lo studio coordinato da Dr. Ihsanullah contribuisce a ridefinire il ruolo delle microplastiche nella scienza del clima. Non si tratta solo di un inquinante marino o di un problema di salute ambientale, ma di un fattore emergente che interagisce con i meccanismi fondamentali di regolazione termica globale.

I ricercatori invitano a considerare la plastica come un elemento chiave nei modelli predittivi sul cambiamento climatico e nei piani di adattamento. Una maggiore comprensione di queste connessioni può favorire la nascita di strategie integrate per affrontare i grandi rischi planetari in modo coordinato.

“Il nostro prossimo obiettivo è quantificare l’impatto climatico delle microplastiche e sviluppare soluzioni sistemiche”, afferma Dr. Ihsanullah. “Questa non è solo una questione ambientale, è una sfida per la sostenibilità globale”.

Carolina Valdinosi

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