La nave Gaia Blu del CNR ha avviato nel gennaio 2026 la campagna scientifica Source2Sink nel Golfo dell’Asinara.
La missione è focalizzata sul monitoraggio dei rifiuti marini, lo studio delle correnti, dei fondali profondi e l’avvistamento dei cetacei. Un’operazione multidisciplinare per comprendere e contrastare l’inquinamento nel Mar Mediterraneo.
L’8 gennaio 2026 ha preso il via nel Golfo dell’Asinara la missione scientifica Source2Sink, condotta a bordo della nave Gaia Blu del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La campagna si è estesa fino al 19 gennaio e ha rappresentato un’occasione rilevante per l’oceanografia italiana, con obiettivi che toccano il monitoraggio dei rifiuti marini, l’analisi delle correnti, la morfologia dei fondali profondi e l’avvistamento dei cetacei.
L’iniziativa ha visto la collaborazione tra ricercatori del CNR, tecnologi marini e la Fondazione CIMA, impegnata nel censimento dei mammiferi marini. Il Golfo dell’Asinara è stato scelto per le sue caratteristiche ambientali favorevoli e per la presenza di una significativa biodiversità, risultando un vero laboratorio a cielo aperto nel Mediterraneo.
La campagna Source2Sink ha avuto finalità scientifiche precise e misurabili, orientate alla comprensione dei fenomeni legati all’inquinamento marino e alla dinamica delle masse d’acqua. I principali obiettivi di ricerca hanno incluso:
Questi elementi, integrati in un unico protocollo operativo, consentono di raccogliere dati utili sia alla ricerca pura sia alle politiche di tutela ambientale.
La Gaia Blu è una delle più avanzate navi oceanografiche operative in Italia. Gestita dal CNR, è attrezzata con laboratori mobili, sistemi di campionamento a diverse profondità, sensori ambientali e strumenti per la geofisica marina. Le sue dotazioni consentono missioni di lunga durata e il supporto simultaneo a più linee di ricerca.
Durante Source2Sink, la nave ha svolto attività continuative di campionamento dell’acqua, raccolta di detriti galleggianti e monitoraggio fisico-chimico. La possibilità di analizzare i campioni direttamente a bordo, nei laboratori integrati, ha garantito l’ottenimento di dati in tempo reale e l’ottimizzazione dei protocolli analitici.
La nave rappresenta anche un’infrastruttura formativa, offrendo a studenti e giovani ricercatori l’opportunità di operare sul campo accanto a tecnici e scienziati esperti.
Uno degli assi portanti della missione ha riguardato la misurazione di parametri fisici fondamentali delle acque marine, come temperatura e salinità. La loro distribuzione nello spazio e nel tempo consente di ricostruire la struttura delle masse d’acqua e di identificare anomalie o trend legati al cambiamento climatico.
Per raccogliere questi dati sono stati impiegati sensori CTD (Conductivity, Temperature, Depth), boe oceanografiche e strumenti di monitoraggio continuo. L’analisi incrociata di questi dati consente di costruire modelli idrodinamici che restituiscono un quadro affidabile delle correnti marine nel Golfo dell’Asinara.
La conoscenza delle correnti è essenziale per comprendere il movimento dei rifiuti, il trasporto di nutrienti e la distribuzione delle specie marine, contribuendo a una gestione più razionale delle risorse.
Un elemento distintivo della campagna Source2Sink è stata la mappatura morfologica dei fondali a profondità superiori ai 600 metri, un ambito poco studiato nel Mediterraneo settentrionale. Attraverso ecoscandagli multifascio, R.O.V. (Remotely Operated Vehicles) e side-scan sonar, è stato possibile ottenere rappresentazioni dettagliate della conformazione del fondale.
Questi rilievi hanno permesso:
La conoscenza dei fondali profondi è un passo cruciale per delineare una mappa completa della distribuzione dei rifiuti e dei relativi impatti sugli ecosistemi marini profondi.
Durante l’intera campagna è stata attiva una collaborazione con la Fondazione CIMA, specializzata nell’osservazione e tutela dei cetacei. L’avvistamento è stato effettuato con sistemi ottici di precisione e droni aerei per il riconoscimento e la localizzazione dei mammiferi marini.
I dati raccolti hanno fornito indicazioni su:
I cetacei rappresentano specie sentinella in grado di riflettere con immediatezza le condizioni ecologiche di un’area marina. La loro presenza o assenza è un indicatore diretto dello stato di salute dell’ambiente sottomarino.
Il Golfo dell’Asinara offre caratteristiche ambientali uniche che lo rendono idoneo alla sperimentazione scientifica su larga scala. La presenza di praterie di posidonia oceanica, secche costiere e scarpate profonde genera una variabilità biologica e fisica di grande interesse per la ricerca.
Inoltre, la zona è in parte compresa all’interno di un’Area Marina Protetta, condizione che consente il confronto tra aree soggette a vincoli ambientali e aree maggiormente esposte a impatti antropici.
Questo approccio comparativo permette di valutare l’efficacia delle misure di protezione e di generare dati trasferibili ad altre aree del Mediterraneo.
La missione Source2Sink ha adottato un insieme integrato di tecnologie per la rilevazione, la classificazione e la modellazione dei rifiuti marini. Tra gli strumenti impiegati figurano:
Queste tecniche permettono una stima quantitativa e qualitativa dei rifiuti, supportando le decisioni nella gestione del problema a scala locale e internazionale.
La campagna Source2Sink non si è limitata all’ambito scientifico, ma ha incluso attività di sensibilizzazione pubblica e educazione ambientale. Incontri con le scuole, workshop aperti al pubblico e materiali divulgativi sono stati realizzati per diffondere i risultati e rafforzare la consapevolezza ambientale nel territorio.
Questo approccio favorisce:
Le azioni condivise contribuiscono a trasformare la scienza in uno strumento concreto per la tutela e la valorizzazione del patrimonio marino.
La missione della Gaia Blu nel Golfo dell’Asinara ha confermato la centralità della ricerca oceanografica nella lotta ai rifiuti marini. I dati acquisiti nel corso della campagna Source2Sink serviranno a sviluppare modelli predittivi per la gestione degli inquinanti, migliorare la conoscenza dei fondali profondi e perfezionare le strategie di conservazione della biodiversità.
Il metodo adottato, basato sull’integrazione di discipline diverse e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali, offre un modello replicabile per altri contesti del Mediterraneo. L’interazione tra scienza, tecnologia e società si conferma come una leva decisiva per affrontare le sfide ambientali emergenti in modo efficace e condiviso.
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