Una nuova serie di studi scientifici indica che gli oceani sempre più caldi stanno modificando profondamente la dinamica e l’intensità degli uragani e dei tifoni.
Questo ha creato aree di acqua calda in profondità che favoriscono la formazione di cicloni tropicali così potenti da superare gli attuali limiti della Categoria 5. Questi fenomeni stanno emergendo con maggiore frequenza negli ultimi decenni e spingono la comunità scientifica a proporre una nuova Categoria 6 per una classificazione più accurata, con implicazioni significative per l’allerta, la gestione del rischio e la pianificazione delle infrastrutture costiere.
La scala di classificazione degli uragani comunemente utilizzata è la Saffir‑Simpson Hurricane Wind Scale, strutturata su cinque livelli in base alla velocità del vento sostenuto. Alla Categoria 5 sono assegnati eventi con venti pari o maggiori di 137 nodi (circa 254 km/h), considerati storicamente il limite più elevato per la potenza di un ciclone tropicale. Recenti ricerche scientifiche mostrano che alcune tempeste raggiungono venti significativamente superiori a questa soglia, suggerendo la necessità di un’ulteriore categoria per descrivere accuratamente tali fenomeni e valorizzare le differenze in termini di distruttività e impatto potenziale.
Gli studiosi propongono che la Categoria 6 includa i cicloni tropicali con venti sostenuti superiori a 160 nodi (circa 184 mph o 296 km/h), una soglia che riflette l’intervallo tipico tra le categorie della scala e consente di distinguere in modo più preciso gli eventi estremi.
Le regioni oceaniche che favoriscono lo sviluppo dei cicloni più potenti non si stanno riscaldando solo in superficie, ma anche a profondità significative. Questo aumento del contenuto di calore sotto la superficie espande gli “hot spot” oceanici, aree in cui l’acqua mantiene temperature elevate anche a centinaia di metri di profondità. In tali contesti un ciclone non si indebolisce facilmente, perché l’agitazione delle correnti non porta a superficie acque più fredde come avviene normalmente: la massa d’acqua calda resta disponibile a alimentare il sistema tempestoso con energia termica.
Le principali zone in cui si osserva questa espansione sono:
Oceano Pacifico occidentale, a est di Filippine e Borneo, dove si formano frequentemente tifoni di estrema intensità; Nord Atlantico, nelle aree a sud e a est di Cuba, Hispaniola e Florida, tradizionalmente teatro di uragani potenti.
I dati mostrano che questi hot spot si sono ampliati nel tempo, con la porzione atlantica che si estende oltre la costa settentrionale del Sud America e all’interno del Golfo del Messico, mentre la regione del Pacifico occidentale cresce parallelamente.
Negli ultimi decenni sono stati registrati cicloni tropicali di intensità tale da superare la moderna Categoria 5. Tra questi:
Hurricane Wilma, considerato uno degli uragani più intensi mai osservati nell’Atlantico; Typhoon Haiyan, che ha colpito le Filippine con intensità estrema; Typhoon Hagibis, associato a danni ingenti in Giappone; Hurricane Patricia, nel Pacifico orientale, con venti fino a circa 185 nodi, un valore che supera persino la soglia proposta per la Categoria 6.
Questi esempi non solo dimostrano la possibilità di intensità straordinarie, ma evidenziano anche che eventi di tale portata si verificano in bacini tropicali differenti e su scale decennali.
L’analisi delle registrazioni storiche indica un incremento nella frequenza di cicloni tropicali che raggiungono venti sostenuti oltre 160 nodi. Tra il 1982 e il 2011 ne furono registrati otto, mentre tra il 2013 e il 2023 se ne contarono dieci, portando il totale a diciotto eventi negli ultimi quarant’anni, con oltre metà di essi verificatisi nell’ultimo decennio. Questo trend segnala un aumento dell’occurrence di sistemi estremi.
Queste osservazioni si inseriscono in un quadro più ampio di intensificazione dei cicloni tropicali, con fenomeni come la rapida intensificazione che sono diventati più comuni, in parte grazie al ruolo dei mari più caldi e ad altri fattori climatici.
La formazione e l’intensificazione di un ciclone tropicale dipendono da una combinazione di fattori oceanici e atmosferici. Dal punto di vista oceanico, la disponibilità di calore è fondamentale. Quando le temperature oceaniche superficiali e profonde sono elevate, si accumula una maggiore quantità di energia termica che può essere trasferita all’atmosfera tramite processi convettivi. Acqua calda e umidità forniscono il “carburante” necessario per sostenere un ciclone e permettergli di intensificarsi.
Dal lato atmosferico, condizioni come venti in quota con basso taglio verticale (wind shear ridotto) e umidità elevata facilitano l’organizzazione e la crescita di un ciclone, consentendo a questi sistemi di mantenere una struttura compatta e potente. La semplice presenza di acqua calda non è sufficiente; è la combinazione di calore oceanico e condizioni atmosferiche favorevoli che determina la potenziale intensità di un ciclone.
La comunità scientifica riconosce che il cambiamento climatico causato dalle attività umane ha un ruolo significativo nell’aumentare il contenuto di calore negli oceani e, di conseguenza, nel modificare le condizioni per la genesi di cicloni tropicali estremi. Le emissioni di gas serra intrappolano energia termica nell’atmosfera e negli oceani, portando a un aumento delle temperature medie globali e a profondi cambiamenti nei modelli climatici. Parte di questo calore si accumula negli strati oceanici più profondi, contribuendo all’espansione degli hot spot di acqua calda.
Questa espansione delle aree oceaniche calde profonde è stimata essere in larga parte (circa 60‑70%) attribuibile all’influenza umana, con il restante contributo legato a variazioni naturali del sistema climatico.
La potenziale introduzione di una Categoria 6 sugli schemi di classificazione degli uragani non è una questione puramente terminologica. Una classificazione più accurata può migliorare la comunicazione del rischio, consentendo alle autorità e alle comunità costiere di comprendere meglio la gravità potenziale di eventi estremi e di pianificare strategie di emergenza più efficaci.
La progettazione di infrastrutture costiere resilienti, la definizione di codici di costruzione aggiornati e la predisposizione di piani di evacuazione e sistemi di allerta tempestivi sono tutte attività che beneficiano di criteri più specifici per descrivere la potenziale intensità di un ciclone. La distinzione tra una tempesta di Categoria 5 e una di Categoria 6 può influenzare significativamente le stime di danno atteso e i modelli di rischio utilizzati nelle pianificazioni urbanistiche e nell’ingegneria civile.
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