Ghiacciai in ritirata, lo studio (scripps.ucsd.edu) - MarineCUE
Il cambiamento climatico è una minaccia reale e i ghiacciai sono sempre più in ritirata: cosa sta accadendo e come influisce sulla vita
Il cambiamento climatico sta facendo sciogliere i ghiacciai sulla Terra ma questa ormai è una notizia che tutti conoscono. Comunque, non tutti sanno che oltre all’innalzamento del livello del mare, c’è un’altra conseguenza negativa che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla vita marina che pullula nelle acque vicine ai ghiacciai.
Infatti, uno studio della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego rivela che, a causa dei cambiamenti climatici e del conseguente ritiro dei ghiacciai, queste acque potrebbero diventare meno ricche di nutrienti essenziali.
I ricercatori hanno scoperto che il ghiacciaio in rapido arretramento della baia di Kenai, in Alaska, rilascia acque contenenti concentrazioni significativamente inferiori di ferro e manganese rispetto a un ghiacciaio vicino, rimasto stabile.
Questi elementi, seppur presenti in quantità minime, sono cruciali per la crescita del fitoplancton, la base della catena alimentare marina e un attore chiave nel processo di assorbimento della CO₂ atmosferica. Ecco i dettagli da conoscere sullo studio.
Lo studio dei ricercatori, pubblicato su Nature Communications e finanziato dalla National Science Foundation (NSF), è stato condotto su due soli ghiacciai, ma i risultati suggeriscono un possibile cambiamento globale nel ruolo dei ghiacciai come fornitori di nutrienti oceanici. Secondo la geochimica Sarah Aarons, coautrice della ricerca, le implicazioni potrebbero estendersi alla produttività di importanti ecosistemi marini e, di conseguenza, alla salute delle principali risorse ittiche del pianeta.
Per comprendere meglio questo fenomeno, i ricercatori hanno confrontato due ghiacciai adiacenti: Aialik Glacier (stabile) e Northwestern Glacier (in rapido arretramento di circa 15 km dal 1950). Le analisi hanno mostrato che i sedimenti dell’Aialik Glacier contenevano circa il 18% di ferro e il 26% di manganese in forme biodisponibili, mentre quelli del Northwestern Glacier ne avevano solo il 13–15%. Inoltre, il ghiacciaio in ritirata presentava segni di maggiore alterazione chimica e di esaurimento dei metalli reattivi, dovuti a un contatto prolungato tra acqua e roccia.
Secondo la ricercatrice Sarah Aarons, “più a lungo l’acqua resta in contatto con rocce e sedimenti, maggiore è la degradazione chimica che riduce la disponibilità dei nutrienti”. Di conseguenza, un ghiacciaio che arretra può inviare al mare più sedimenti, ma con minor valore nutritivo per gli ecosistemi marini.
Se tali tendenze venissero confermate anche in altre regioni, le conseguenze potrebbero essere significative per aree come il Golfo dell’Alaska o l’Oceano Antartico, dove il ferro è già un nutriente scarso e la pesca rappresenta una risorsa vitale. Gli studiosi auspicano ulteriori ricerche su ghiacciai in diversi stadi di ritiro per valutare meglio l’impatto del riscaldamento globale sul delicato equilibrio tra terra, ghiaccio e oceano.
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