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Halloween sull’acqua: storie vere di navi maledette e luci spettrali

Halloween si avvicina, e non possono mancare alcune storie incredibili, come quelle che hanno come protagoniste navi fantasma.

Ci sono storie che non smettono di galleggiare nel tempo, come relitti sospesi tra realtà e leggenda. Il mare, da sempre, ne custodisce a decine: navi scomparse, equipaggi svaniti, vele spiegate al vento ma senza timoniere.

È uno di quei misteri che non hanno bisogno di fantasmi per sembrare soprannaturali. Basta il silenzio dell’oceano, la sua capacità di inghiottire tutto e restituire solo domande.

Ogni marinaio conosce almeno un racconto di questo tipo, tramandato tra porti e taverne, e ognuno ha la sua versione. Ma alcune storie resistono più di altre, come quella della Mary Celeste, che nel dicembre del 1872 fu trovata alla deriva nel mezzo dell’Atlantico, perfettamente intatta ma completamente vuota. Da allora, la sua vicenda è diventata sinonimo di “mistero marittimo” per eccellenza.

Accanto a lei, nel pantheon delle leggende del mare, ci sono altre navi entrate nella storia: la Carroll A. Deering, incagliata nel 1921 con la colazione ancora sul tavolo, e la Flying Dutchman, una nave fantasma condannata, secondo il mito, a navigare per l’eternità.

La Mary Celeste

La Mary Celeste è, probabilmente, il caso più celebre di nave fantasma realmente esistita. Come racconta Encyclopaedia Britannica, il brigantino americano fu ritrovato il 5 dicembre 1872 a circa 400 miglia dalle Azzorre, alla deriva ma in buone condizioni. A bordo non c’erano cadaveri, né segni di lotta. Le vele erano a posto, il carico di oltre 1.700 barili di alcol intatto, e persino gli oggetti personali dell’equipaggio erano rimasti nei loro alloggi. Solo una scialuppa mancava.

Il capitano, Benjamin Spooner Briggs, aveva lasciato New York con sua moglie, la figlia di due anni e sette marinai diretti a Genova. Secondo gli inquirenti britannici, che analizzarono il caso a Gibilterra, nessuno aveva rubato nulla, né c’erano prove di ammutinamento. L’ipotesi più plausibile, spiega Britannica, è che Briggs, ingannato da un errore di misurazione o da una pompa difettosa, avesse creduto che la nave stesse affondando e ordinato di abbandonarla. La scialuppa, però, si perse in mare. 

Illustrazione di una nave antica (Canva FOTO) – marinecue.it

Navi che non tornano

Pochi decenni dopo, un’altra nave americana divenne protagonista di un enigma simile. La Carroll A. Deering, una grande goletta costruita nel Maine, fu trovata arenata sulle secche del Cape Hatteras il 31 gennaio 1921. Come riportato da National Park Service, quando i soccorritori riuscirono a salire a bordo trovarono le vele ancora tese, il timone spezzato, i pasti pronti sulla tavola e nessun uomo all’orizzonte. Tutti i documenti di bordo, gli strumenti di navigazione e le ancore erano scomparsi. Nemmeno le indagini dell’FBI riuscirono a dare una spiegazione: si parlò di pirati, contrabbandieri di rum e perfino di rivolte, ma nessuna teoria sopravvisse al tempo. 

Ben diversa ma ancora più affascinante è la leggenda della Flying Dutchman, come riportato da Marine Insight. Si racconta che il capitano olandese Hendrick van der Decken, durante una tempesta presso il Capo di Buona Speranza nel XVII secolo, avesse giurato di attraversarla “anche fino al giorno del giudizio”. Quel giuramento gli costò caro: fu condannato, lui e la sua nave, a navigare per l’eternità. Nei secoli, marinai di ogni nazione hanno giurato di averla vista, compreso il futuro re Giorgio V nel 1881, che la descrisse come una sagoma luminosa sospesa sull’acqua. 

Mattia Paparo

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