Il mare restituisce un tesoro dopo 2000 anni | Sono i primi reperti di un’antica città sommersa

La scoperta incredibile a Alessandria dEgitto (Freepik Foto) - www.marinecue.it
Le profondità marine custodiscono spesso storie dimenticate, silenziose testimoni di epoche passate.
I fondali, rimasti intatti per secoli, possono celare testimonianze preziose di civiltà che un tempo hanno dominato le coste e i commerci.
Gli eventi naturali, come terremoti e mareggiate, hanno contribuito nei secoli a cambiare il volto delle città e a far scomparire interi insediamenti. Questi mutamenti non sempre hanno lasciato tracce visibili in superficie, ma continuano a vivere nascosti sott’acqua.
Le moderne tecniche di ricerca subacquea hanno aperto la possibilità di riportare alla luce ciò che era stato sottratto alla vista. Archeologi e studiosi, attraverso missioni complesse, stanno ridisegnando i confini della memoria storica.
In questo contesto, ogni nuovo rinvenimento non è solo un recupero di pietra o di metallo, ma un’occasione per arricchire la conoscenza delle radici culturali dell’umanità.
Un ritrovamento eccezionale
Recentemente, al largo di Alessandria d’Egitto, gli archeologi hanno riportato alla luce reperti rimasti sommersi per oltre duemila anni. Secondo quanto riportato da The Guardian (21 agosto 2025), le operazioni sono avvenute nella baia di Abu Qir, un’area già nota per la presenza di antiche città sommerse come Heracleion e Menouthis.
Tra i ritrovamenti figurano statue frammentarie, tra cui una sfinge con il cartiglio di Ramses II e busti romani in marmo, oltre a strutture portuali come un molo lungo 125 metri. Questi elementi confermano che il sito fosse un centro abitato e commerciale di primaria importanza durante il periodo tolemaico e romano.

Interpretazioni e prospettive
Gli studiosi ritengono che si tratti di un’estensione dell’antica città di Canopo, celebre per i suoi santuari e la sua prosperità economica. L’area sarebbe stata progressivamente sommersa da fenomeni tellurici e tsunami, che ne causarono il collasso e la scomparsa sotto il Mediterraneo. I reperti saranno sottoposti a restauro e inseriti nella mostra “Secrets of the Sunken City” presso il Museo Nazionale di Alessandria, con l’obiettivo di valorizzare non solo l’aspetto archeologico, ma anche il patrimonio sommerso come risorsa culturale, in linea con le linee guida UNESCO.
Questa scoperta non rappresenta soltanto un trionfo dell’archeologia, ma anche un richiamo potente alla fragilità delle città costiere, ieri come oggi. Le acque che hanno custodito per secoli statue e strutture continuano a minacciare le metropoli moderne. Comprendere il destino di Canopo significa riflettere sul nostro presente e sul futuro delle comunità affacciate sul mare. Allo stesso tempo, ogni reperto sollevato dal fondale offre un ponte con la memoria collettiva, un frammento di identità che riaffiora. Non si tratta solo di archeologia, ma di un messaggio universale: nulla, davvero, resta per sempre sepolto.