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Tumore al polmone, una sostanza marina apre nuove prospettive terapeutiche

Una sostanza estratta da organismi marini regala risultati promettenti nella lotta contro il tumore ai polmoni a piccole cellule.

Nel corso dell’evoluzione della medicina moderna, gli oceani hanno sempre rappresentato una risorsa infinita di segreti e potenziali materie prime. 

Da sempre alghe e coralli vengono impiegati, considerando anche le attuali ricerche nel campo delle biotecnologie, e gli habitat marini regalanno molecole preziose per il benessere umano.

Al giorno d’oggi, mentre continuiamo a lottare contro il cancro ai polmoni, una delle patologie più comuni e mortali al mondo, la scienza torna a volgere il suo sguardo speranzoso verso le profondità marine. Gli abissi dell’oceano, ricchi di biodiversità, ospitano infatti organismi con meccanismi di sopravvivenza a dir poco stupefacenti, potenzialmente utilizzabili come nuove armi contro le malattie cancerogene.

In questo scenario, un composto ottenuto da un invertebrato marino avrebbe dimostrato risultati promettenti come nuova ed innovativa opzione terapeutica contro una delle forme più aggressive di cancro polmonare.

Risultati promettenti

Stando a quanto segnalato anche dall’ANSA, in Italia si registrano annualmente circa 44. 831 casi nuovi di cancro ai polmoni, di cui il 12% è rappresentato da carcinoma polmonare a piccole cellule, noto per la sua rapida evoluzione e per le opzioni di trattamento limitate. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca ha espanso i suoi orizzonti, grazie a un composto sintetico ispirato ad una sostanza naturale estratta dall’invertebrato marino noto come Ecteinascidia turbinata. Questo principio attivo è divenuto oggetto di studio nel trial clinico di fase 3 chiamato IMforte.

I risultati, presentati all’ASCO Annual Meeting 2025 di Chicago e pubblicati su The Lancet, hanno evidenziato che la combinazione del composto marino con l’immunoterapia ridurrebbe del 46% il rischio di progressione della malattia o decesso, aumentando così la sopravvivenza mediana globale a 13,2 mesi rispetto ai 10,6 mesi ottenuti con la sola immunoterapia. Un miglioramento considerevole che, secondo la professoressa Silvia Novello dell’Università di Torino, rappresenta una novità nella battaglia contro il carcinoma.

L’organismo in questione (commons wikimedia.org Davis, Alison PHD) -www.marinecue.it

Campo di azione

L’innovazione è frutto del lavoro della società biotecnologica PharmaMar, la quale da tempo indaga le potenzialità delle molecole estratte da organismi marini. L’azienda possiede infatti una collezione di oltre 500. 000 esemplari di invertebrati marini raccolti in più di 35 Paesi, conservati presso il loro centro di ricerca a Madrid. Ogni anno, secondo le fonti, vengono raccolti circa 2. 000 nuovi campioni a profondità comprese tra 20 e 70 metri.

L’idea di sfruttare gli organismi marini nella lotta contro il cancro non è tuttavia una novità totale: negli ultimi decenni, diversi composti provenienti da coralli molli, spugne e tunicati hanno evidenziato attività antitumorale, portando alla creazione di farmaci già approvati per alcune patologie. Le prospettive cliniche dunque sembrano incoraggianti, ma rimangono alcune sfide da affrontare, come, ad esempio, la produzione in grande quantità del composto, possibili effetti collaterali e la sostenibilità della raccolta degli organismi. Tuttavia, i risultati ci dimostrano chiaramente quanto il mare continui a rappresentare un giacimento di opportunità ancora da scoprire in campo terapeutico.

Serena Mancusi

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