Meduse contro il nucleare | Questi esseri viventi hanno fatto chiudere una centrale vicino a noi

Meduse, ecco come aiutano il nucleare (Freepik Foto) - www.marinecue.it
Gli ecosistemi marini sono complessi e delicati, caratterizzati da fluttuazioni stagionali di specie e biomassa.
Piccoli organismi possono, in certe condizioni, diventare molto abbondanti e generare fenomeni imprevisti. L’analisi di questi eventi è cruciale per comprendere l’equilibrio tra dinamiche naturali e infrastrutture costiere.
Alcuni organismi, pur apparentemente innocui, hanno adattamenti sorprendenti che permettono loro di proliferare rapidamente. Questo può causare concentrazioni elevate, note come “bloom”, che in alcuni casi interferiscono con sistemi industriali o impianti di produzione energetica che si trovano lungo le coste.
Le infrastrutture costiere, come porti o impianti di raffreddamento, dipendono da flussi regolari di acqua marina. Qualsiasi interruzione di questi flussi può compromettere processi tecnologici complessi, richiedendo interventi immediati. La combinazione tra dinamiche naturali e attività umana richiede quindi strategie di monitoraggio avanzate.
Osservare e prevedere questi fenomeni consente di minimizzare i rischi e di migliorare la progettazione degli impianti. La collaborazione tra biologi marini e ingegneri è fondamentale per sviluppare soluzioni pratiche, come barriere fisiche o sistemi di filtraggio automatici.
Il ruolo della biomassa marina nei sistemi di raffreddamento
Le centrali nucleari costiere utilizzano grandi quantità di acqua marina per il raffreddamento dei reattori. Sistemi di aspirazione progettati per garantire flussi continui possono accidentalmente prelevare organismi marini, soprattutto durante periodi di alta concentrazione. Secondo quanto riportato da Focus.it (2025), questo fenomeno può provocare intasamenti dei tubi, con conseguente arresto automatico o manuale dei reattori.
La specie coinvolta nel caso più recente è probabilmente Rhizostoma pulmo, conosciuta come “polmone di mare”, una medusa tipica del Mediterraneo e del Mare del Nord. Con un diametro che può superare i 50 cm, questa medusa è abbastanza grande da occludere le griglie e i condotti dei sistemi di aspirazione, dimostrando come un singolo organismo possa avere un impatto rilevante su infrastrutture complesse.

Fenomeni naturali e strategie di gestione
I bloom di meduse sono eventi sempre più frequenti, in parte legati all’innalzamento delle temperature marine. Queste concentrazioni improvvise aumentano la probabilità che organismi come Rhizostoma pulmo o Aurelia coerulea vengano aspirati dai sistemi industriali, interferendo con il funzionamento normale degli impianti (Focus.it, 2025).
Per ridurre il rischio, le centrali costiere stanno valutando soluzioni innovative: filtri più resistenti, barriere anti-meduse e sistemi di monitoraggio in tempo reale della biomassa marina. Queste misure permettono di proteggere sia la produzione energetica sia l’ecosistema circostante, trasformando una sfida naturale in un’opportunità di miglioramento tecnologico e scientifico. In conclusione, i bloom di meduse rappresentano una sfida concreta per le centrali costiere, dimostrando l’interazione tra ecosistemi marini e infrastrutture umane. Monitoraggio, filtri avanzati e barriere fisiche sono strumenti essenziali per garantire sicurezza, efficienza e protezione dell’ambiente, trasformando fenomeni naturali imprevedibili in opportunità di innovazione tecnologica.