Mar Rosso, il turismo porta in dote una catastrofe | Troppi visitatori: stanno scomparendo tutte le specie del posto

Mar Rosso

La spiaggia più bella del mondo è al Mar Rosso (Freepik Foto) - www.marinecue.it

Il mare ha da sempre rappresentato un rifugio di bellezza e mistero, un luogo in cui l’uomo cerca riposo ma anche avventura.

Le coste del mondo custodiscono tesori naturali che spesso sfuggono all’occhio distratto, ma che raccontano storie millenarie di vita e resistenza.

In alcune aree, la natura riesce ancora a imporsi con forza, offrendo paesaggi che sembrano sottratti al tempo. Qui, l’incontro tra silenzio e colore diventa esperienza, e ogni dettaglio rimane impresso nella memoria del viaggiatore.

Eppure, questi angoli di paradiso non sono immuni ai cambiamenti. La pressione crescente delle attività umane lascia segni visibili, e ciò che era incontaminato rischia di trasformarsi. L’equilibrio tra rispetto e sfruttamento diventa quindi una sfida cruciale.

In questo contesto, diventa indispensabile interrogarsi su come custodire ciò che di più prezioso resta: un patrimonio che non appartiene soltanto a un popolo o a una nazione, ma all’intero pianeta.

Un tesoro minacciato

Secondo quanto riportato da SiViaggia (19 agosto 2025, articolo di Sara Boccolini), Ras Hankorab — conosciuta anche come Sharm El Luli — è oggi al centro di forti tensioni tra sviluppo e tutela. Situata nel parco nazionale di Wadi al-Gemal, ospita tartarughe marine, dugonghi e una barriera corallina considerata tra le più resistenti al cambiamento climatico.

Negli ultimi anni, l’arrivo massiccio di visitatori e la spinta verso nuove costruzioni hanno sollevato preoccupazioni crescenti. Escavatori sulla spiaggia, aumento dei costi di ingresso e strutture moderne hanno cambiato il volto di un luogo che fino a poco tempo fa era simbolo di purezza naturale.

Mar Rosso
Mar Rosso, uno dei luoghi più belli (Freepik Foto) – www.marinecue.it

Quale futuro?

Le autorità egiziane, strette tra la necessità di rilanciare l’economia e l’urgenza di proteggere gli ecosistemi, hanno temporaneamente sospeso i lavori edilizi dopo le proteste, ma senza fornire garanzie definitive. La mancanza di chiarezza alimenta incertezza, mentre la deputata Maha Abdel Nasser ha chiesto chiarimenti senza ricevere risposte concrete.

La vera sfida, sottolinea l’articolo di SiViaggia, sarà costruire un modello di ecoturismo capace di coniugare accessi contingentati, strutture leggere e reinvestimento dei proventi nella salvaguardia del sito. Solo così Ras Hankorab potrà diventare un esempio di convivenza virtuosa tra uomo e natura, senza perdere la sua anima selvaggia. Se il futuro del turismo sarà scritto sull’equilibrio tra desiderio e responsabilità, Ras Hankorab rappresenta un banco di prova decisivo. È un luogo che chiede silenzio, cura e attenzione, non solo selfie o consumo rapido. La sua sopravvivenza dipenderà da scelte coraggiose: rispettarla significa proteggere un frammento di mondo che appartiene a tutti noi.