Un fenomeno in crescita (depositphotos.com) - www.marinecue.it
Le ondate di calore marino stanno rivoluzionando ecosistemi e pesca, tra estinzioni, migrazioni e nuove sfide sociali.
Gli oceani, da sempre ambienti pullulanti di biodiversità e regolatori del clima terrestre, stanno diventando sempre di più fonte maggiormente vulnerabile della crisi climatica.
Da diversi decenni, fenomeni quali le ondate di calore marino si stanno configurando come nuove minacce: le temperature dell’acqua salgono ben oltre la norma e per periodi prolungati, con devastanti conseguenze ecologiche e sociali.
Questi episodi, un tempo rari, si stanno intensificando sempre di più a causa del cambiamento climatico, modificando radicalmente ecosistemi apparentemente stabili.
Se un tempo le grandi emergenze oceaniche erano prettamente a legate a tempeste e correnti ingrossate, oggi lo squilibrio delle temperature diventa una delle sfide più urgenti capace di scombinare e sconvolgere catene alimentari ed economie costiere.
Secondo quanto scritto anche dall’ ANSA, uno studio dell’Università di Victoria in Canada, pubblicato su Oceanography and Marine Biology: An Annual Review, ha analizzato gli effetti delle ondate di calore marino che tra 2014 e 2016 hanno investito la costa pacifica nel Nord America. Con temperature di 2 e 6 gradi oltre le medie storiche, l’evento avrebbe prodotto un “disturbo ecologico senza precedenti” secondo Samuel Starko, autore principale della ricerca. A tal proposito sono stati presi sotto esame i dati di 331 studi e rapporti governativi.
Gli effetti? Declino di alghe e altre specie marine; mortalità diffusa tra stelle marine, uccelli e mammiferi, e migrazioni mai registrate prima. Inoltre, giusto per continuare, 240 specie registrate al di fuori del loro habitat tipico, spingendosi in alcuni casi oltre 1.000 km più a nord; a ciò si aggiungono Lissodelfino boreale e Placida cremoniana, osservati in habitat mai frequentati antecedentemente. Una delle vittime simboliche è stata la stella marina girasole (nota in scienza Pycnopodia helianthoides), giunta sull’orlo dell’estinzione. In poche parole, gli squilibri hanno coinvolto l’intera catena trofica ma non solo: l’economia della pesca ha subito perdite per centinaia di milioni di dollari.
Studi scientifici più recenti confermano questo trend. Ricerche su Nature Climate Change e Science hanno mostrato che le ondate di calore marino sono aumentate per frequenza e intensità negli ultimi 40 anni, minacciando così ecosistemi chiave quali barriere coralline e foreste di kelp. Alcuni scienziati ipotizzano addirittura che le ondate di calore possano diventare lo “normalità” degli oceani in un mondo sopra i 2 gradi.
Tuttavia, e fortunatamente, non mancano segnali di resilienza. Stando agli studi, alcune specie avrebbero mostrato straordinarie capacità di adattamento, modificando i propri areali o sviluppando nuove strategie di sopravvivenza. Anche le comunità umane starebbero dal canto loro sperimentando nuove forme di gestione più sostenibile della pesca e della conservazione marina. Secondo alcuni rapporti dell’IPCC, la chiave sarà combinare una mitigazione globale delle emissioni con strategie locali di adattamento a favore di sistemi più vulnerabili.
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