Illustrazione di temperature roventi (Canva FOTO) - marinecue.it
L’estate 2025 non è incominciata nel migliore dei modi. Le alte temperature incominciano a preoccupare tantissimo.
L’estate è appena cominciata e il Mediterraneo ha già superato ogni aspettativa, e non in senso positivo. Il 29 giugno 2025, la temperatura della superficie marina ha toccato i 26,01°C, un record assoluto per il mese, secondo i dati di Copernicus analizzati da Météo-France. In media, le acque sono più calde di 3°C rispetto ai valori normali, e in alcuni punti tra Francia e Spagna si sono registrati scarti superiori ai 4°C.
Il tratto più colpito da questo riscaldamento anomalo è il bacino occidentale del Mediterraneo, dove rientrano il Mar delle Baleari e il Tirreno. Gli esperti dicono che, con le attuali condizioni meteorologiche, queste temperature non caleranno tanto presto. E questa non è affatto una buona notizia, né per gli ecosistemi marini né per chi vive sulle coste.
Il Mediterraneo è da tempo riconosciuto come uno degli “hotspot” climatici più vulnerabili al mondo: qui il riscaldamento procede a un ritmo molto più veloce rispetto alla media globale. Le ondate di calore marine, che altro non sono che periodi prolungati di temperature oceaniche anomale, stanno diventando sempre più comuni. E rischiano di cambiare radicalmente questa regione.
Le conseguenze non si fermano al mare. Calore estremo in acqua può infatti innescare eventi meteorologici violenti anche sulla terraferma, come piogge torrenziali, alluvioni e tempeste. E i segnali del passato recente, purtroppo, non lasciano spazio a dubbi.
Secondo il Marine Biological Association del Regno Unito, come riportato da Euronews, ondate di calore come quella attuale possono avere effetti devastanti su biodiversità, pesca e allevamenti marini. Dr Kathryn Smith ha ricordato che fenomeni simili in passato hanno già provocato morìe di invertebrati, collassi delle praterie di posidonia e perfino epidemie nelle coltivazioni di mitili. Stavolta, è probabile che gli impatti siano altrettanto gravi.
Basti pensare che alcune specie, come le popolazioni di coralli o la nacchera mediterranea (una specie già in pericolo), sono già state decimate. E l’acqua più calda trattiene meno ossigeno, con il risultato che sempre più spesso si registrano morìe di pesci, come in Toscana nel 2024. Inoltre, mentre i pesci cercano rifugio in profondità, gli uccelli marini non riescono più a nutrirsi, e intere colonie rischiano il collasso. Il mare, insomma, si sta spegnendo piano piano.
Come riportato da ICATMAR (Institut Català de Recerca per a la Governança del Mar), la mappa delle anomalie termiche del 26 giugno mostra un Mediterraneo sempre più uniforme nel suo surriscaldamento, con condizioni “estreme” già evidenti al largo della Spagna sud-orientale e del Marocco settentrionale. E non è un evento isolato: da cinque anni consecutivi, le temperature marine restano costantemente sopra la media.
Secondo i ricercatori, le ondate marine durano tre volte più a lungo e sono dieci volte più intense rispetto all’epoca preindustriale. E il legame con il riscaldamento globale è ormai inequivocabile. Come riportato da Euronews, il Dr Alistair Hobday (CSIRO) spiega che l’aumento dei gas serra a rendere questi eventi sempre più frequenti, estesi e duraturi. A peggiorare la situazione, il mare caldo alimenta fenomeni meteorologici estremi anche a terra, come accaduto con la tempesta Daniel nel 2023, che provocò quasi 6.000 vittime, o con l’alluvione di Valencia del 2024 che causò oltre 200 morti.
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