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Allerta nel Mar Rosso: le navi commerciali invitate a mantenere le distanze da unità militari e droni navali

Navi in allerta tra Oman e Iran mentre cresce il rischio di escalation nel Golfo: rotte deviate, interferenze GPS e timori crescenti.

In questi giorni, il mare non è più solo un luogo di passaggio. Le rotte tra il Mar Rosso e il Golfo stanno diventando vere e proprie zone di attenzione. Tra comunicati ufficiali e voci raccolte tra operatori del settore, il messaggio è uno: massima prudenza. Le navi commerciali devono tenersi alla larga da unità militari, droni in superficie e situazioni che potrebbero degenerare in un attimo.

Il traffico navale che attraversa le acque tra Oman, Iran e gli Emirati non è mai stato banale, ma adesso… c’è davvero qualcosa di più. Il rischio percepito cresce di giorno in giorno, tanto che molte rotte stanno cambiando. Le compagnie non vogliono rischiare di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, e preferiscono deviare un po’ più a ovest, più vicine alle coste dell’Oman. È una scelta che comporta tempi diversi, ma meno grattacapi.

Intanto si moltiplicano le raccomandazioni ufficiali. Una su tutte, quella del ministero della navigazione greco, che ha consigliato alle navi con bandiera nazionale di evitare, se possibile, qualsiasi tratto vicino alle acque iraniane. Troppe volte si sono verificati episodi ambigui, ostilità, attacchi o… beh, almeno momenti poco chiari. E in questo clima, anche una scintilla può bastare.

E poi c’è lo stretto di Hormuz, quel passaggio strettissimo — 33 km nel punto più largo — che separa il Golfo Persico dal resto del mondo. Due corsie di appena 3 km ciascuna, trafficate, sorvegliate, delicate. Un imbuto. Ecco perché le petroliere e i cargo preferiscono seguire rotte laterali, sempre più vicine all’Oman, sperando così di evitare guai.

Cambiamenti nelle rotte e aumento della pressione internazionale

Da un po’ di giorni, come riporta marinelink.com, si nota un certo affollamento vicino alle acque omanite. Chi guarda le mappe online dei tracciamenti marittimi — tipo MarineTraffic — vede subito che le navi internazionali restano lontane dalle acque iraniane, mentre i cargo battenti bandiera di Teheran si muovono quasi solo entro i loro confini. È come se ci fosse una linea invisibile in mezzo al mare, che nessuno vuole attraversare.

C’è anche un problema meno visibile, ma molto concreto: le interferenze elettroniche. Sempre più frequenti, più intense. I sistemi GPS delle navi impazziscono, segnalano rotte sbagliate, si perdono. Un incubo per chi trasporta milioni di barili di greggio. E se ci aggiungiamo il rischio di attacchi, la tensione cresce anche tra gli equipaggi.

Le rotte verso il Mar Rosso (Depositphotos foto) – www.marinecue.it

Pressione militare e decisioni operative delle compagnie energetiche

A confermare quanto sia diventata seria la situazione è stata QatarEnergy, che ha chiesto ai suoi tanker di entrare nel Golfo solo all’ultimo, giusto un giorno prima del carico. Nessuno vuole restare bloccato o peggio. E i costi? Impennati. I guadagni dei grandi tanker hanno superato i 50.000 dollari al giorno, quando solo la scorsa settimana erano sotto i 20.000. Un effetto collaterale diretto della crisi.

Il centro informazioni delle forze marittime internazionali, guidato dagli USA, ha fatto sapere che il livello di minaccia è elevato. Mentre Israele e Iran si scambiano missili e dichiarazioni infuocate, il traffico commerciale marittimo si muove con il fiato sospeso. Sempre più navi scelgono rotte meno dirette, tagliano fuori le aree più calde e, dove possono, evitano del tutto ogni contatto con navi militari e droni in pattugliamento. Una navigazione che sembra più un campo minato che una rotta commerciale.

Furio Lucchesi

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