Un paradiso creato dal nulla: la storia incredibile della Costa Smeralda

La Costa Smeralda è nata dal nulla. Questo paradiso ha una storia davvero incredibile, ecco di cosa si tratta.

La Costa Smeralda è oggi una delle destinazioni turistiche più esclusive del mondo, ma fino agli anni Sessanta era una zona povera e scarsamente abitata, conosciuta con il nome di Monti di Mola. La sua trasformazione radicale si deve principalmente all’Aga Khan IV, il leader spirituale dei musulmani ismailiti, che ebbe la visione di creare un paradiso turistico di lusso integrato nel paesaggio sardo.

Tutto ebbe inizio alla fine degli anni Cinquanta, quando il finanziere inglese John Duncan Miller raccontò all’Aga Khan di aver scoperto un territorio di straordinaria bellezza in Sardegna. Convinto da questa descrizione, il giovane principe decise di investire nella zona, acquistando terreni per 25.000 dollari.

Il suo primo viaggio a Monti di Mola, però, fu deludente: il territorio era inospitale, privo di infrastrutture e con servizi scarsi. Tuttavia, l’anno successivo, esplorando meglio l’area, si rese conto del potenziale del luogo e decise di avviare un ambizioso progetto di sviluppo.

Nel 1962, insieme ad altri cinque imprenditori e finanzieri, l’Aga Khan fondò il Consorzio Costa Smeralda, con l’obiettivo di trasformare la Gallura in una meta di lusso senza stravolgerne la bellezza naturale. L’intento non era una speculazione edilizia indiscriminata, ma uno sviluppo armonioso con l’ambiente circostante.

I primi progetti

Per questo motivo, il principe scelse un gruppo di architetti di fama internazionale, tra cui Luigi Vietti, Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici e Antonio Simon Mossa. Questi professionisti girarono per la Sardegna per studiare l’architettura locale, così da progettare edifici che si integrassero perfettamente con il paesaggio.

I primi progetti del Consorzio Costa Smeralda inclusero la costruzione di ville, alberghi di lusso come il Cala di Volpe e il Pitrizza, e la realizzazione di Porto Cervo, inaugurato nel 1964. Porto Cervo divenne rapidamente un punto di riferimento per il turismo d’élite, con locali esclusivi, uno yacht club prestigioso e la chiesa di Stella Maris, progettata da Michele Busiri Vici. La trasformazione della zona richiese anche lo sviluppo di infrastrutture: vennero costruite nuove strade e fu riattivato l’aeroporto di Olbia Venafiorita. Nel 1964, l’Aga Khan fondò Alisarda, compagnia aerea che garantì collegamenti diretti tra la Sardegna e il resto d’Europa.

Costa Smeralda veduta panoramica (Wikimedia foto, Ramagliolo9 ) – www.marinecue.it

L’impatto economico

L’impatto economico di questo sviluppo fu enorme. La Costa Smeralda non solo attirò miliardari, celebrità e uomini d’affari, ma creò anche numerosi posti di lavoro per i sardi. Furono avviate nuove imprese edilizie e alberghiere, e venne aperto l’istituto alberghiero di Arzachena per formare i giovani locali nel settore turistico. Tuttavia, la trasformazione della Gallura non fu priva di critiche: dagli anni Ottanta in poi, diversi gruppi ambientalisti si opposero all’espansione edilizia, temendo che potesse danneggiare il fragile ecosistema della regione. Alla fine, furono imposti vincoli che limitarono ulteriori costruzioni.

Oggi, la Costa Smeralda è un’icona del turismo di lusso. Il Consorzio Costa Smeralda, ora di proprietà del fondo sovrano del Qatar, gestisce un fatturato annuo di circa 158,6 milioni di euro, senza contare i 93 milioni di euro derivanti dall’aeroporto di Olbia. Ogni estate, Porto Cervo e Porto Rotondo ospitano migliaia di superyacht, mentre i suoi hotel e ristoranti attirano visitatori da tutto il mondo. Nel 2023, la Gallura è stata la prima provincia sarda per numero di presenze turistiche, con oltre cinque milioni di pernottamenti registrati. Il progetto dell’Aga Khan ha trasformato radicalmente la Sardegna, creando un modello di turismo che ha portato ricchezza, ma che ha anche sollevato interrogativi sullo sviluppo sostenibile dell’isola. La Costa Smeralda rimane un simbolo di lusso e prestigio, ma il dibattito su un possibile modello turistico più equilibrato è ancora aperto.

Mario Liuzzo

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