Il paradosso degli squali: il cambiamento climatico li favorisce, ma la CO₂ li mette in pericolo

Gli squali sono animali straordinari, sopravvissuti a diverse estinzioni di massa. E sembrano (in parte) favoriti da questi cambiamenti.

Gli squali e le razze sono creature incredibili, ed esistono da circa 450 milioni di anni. Hanno visto di tutto, persino cinque estinzioni di massa! Oggi conosciamo più di 1.200 specie, ma purtroppo più di un terzo di loro è in pericolo a causa della pesca eccessiva e della distruzione dei loro habitat. È un vero peccato, perché questi animali sono fondamentali per l’equilibrio degli oceani.

Un team di ricercatori internazionali ha deciso di studiare come il riscaldamento globale influisca sulla biodiversità degli squali. Hanno analizzato 200 milioni di anni di fluttuazioni climatiche, e i risultati sono davvero interessanti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Biology, ha scoperto che il riscaldamento globale ha effetti contrastanti: da un lato, temperature più alte e mari bassi potrebbero favorire gli squali, ma dall’altro, alti livelli di CO₂ hanno un impatto negativo diretto. Insomma, la situazione è complessa!

Gli squali e le razze sono creature incredibilmente resilienti, ma la combinazione di CO₂ elevata e distruzione degli habitat potrebbe portare a un declino irreversibile. Proteggere gli squali significa salvaguardare gli oceani, perché questi predatori sono fondamentali per l’equilibrio marino. Le ricerche future dovranno analizzare ulteriormente l’impatto della CO₂ sui meccanismi biologici degli squali per sviluppare strategie di conservazione efficaci.

Cosa ci insegna il passato

I ricercatori hanno analizzato il periodo tra il Giurassico (200-143 milioni di anni fa) e il Cretacico (143-66 milioni di anni fa), un’epoca in cui squali e razze hanno vissuto una vera e propria “esplosione evolutiva”. Hanno esaminato fossili di denti di squalo e razza, confrontandoli con dati climatici del passato. È emerso che le temperature più alte favorivano la diversità degli squali. Anche acque basse e coste più estese offrivano nuovi habitat favorevoli.

Ma l’aumento della CO₂ nell’oceano aveva un impatto negativo diretto sulla biodiversità. Questo studio è il primo a dimostrare chiaramente l’effetto negativo della CO₂ sugli squali. È un passo importante per capire come questi animali si sono adattati nel corso della storia.

Illustrazione di alcuni squali (PIXABAY FOTO) – www.marinecue.it

Il presente e il futuro

Ora parliamo degli effetti del riscaldamento globale. Da un lato, ci sono opportunità: l’innalzamento del livello del mare crea nuovi habitat costieri ricchi di biodiversità, e l’espansione delle acque tropicali e subtropicali favorisce la presenza di squali e razze. Ma non tutto è roseo! Dall’altro lato, gli effetti negativi della CO₂ negli oceani sono preoccupanti. Studi recenti mostrano che gli squali attuali subiscono cambiamenti fisiologici a causa della CO₂. Ad esempio, i loro sensi (vista, olfatto e orientamento) vengono alterati, e lo scheletro si modifica durante lo sviluppo embrionale.

Nel passato, alti livelli di CO₂ hanno portato all’estinzione di alcune specie di squali e razze. E ora, la situazione è più critica rispetto a prima: il cambiamento climatico avviene troppo rapidamente per consentire adattamenti evolutivi. Inoltre, la pesca eccessiva e la perdita di habitat riducono ulteriormente le possibilità di sopravvivenza. Per affrontare questa crisi, dobbiamo agire! La protezione delle aree marine e la regolamentazione della pesca sono essenziali per preservare l’equilibrio degli ecosistemi oceanici.

Mattia Paparo

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