Lo studio del genoma del calamaro rivela qualcosa di noi (depositphotos.com) - www.marinecue.it
Una conoscenza più completa del sistema nervoso potrebbe essere raggiunta attraverso progressi nell’editing del genoma del calamaro.
Tutta la nostra storia biologica è un intersecarsi di epoche ed evoluzioni di specie di milioni e milioni di anni. Anche adesso, la nostra biologia sta apprendendo ad adattarsi ad una nuova epoca per così dire “telecomandata”.
Il nostro cervello è un organo così poderoso e capace di immagazzinare informazioni. Pertanto lo studio del comportamento animale aiuta maggiormente ad approfondire questi meccanismi.
In particolar modo, un’evoluzione recente nello studio del genoma del calamaro avrebbe portato a nuove sorprendenti osservazioni.
Come riportato da National Geographic, nel cuore di Cape Cod in Massachusetts, il pescatore Matt Rissell, è stato testimone di un evento straordinario: il primo calamaro della stagione è emerso dalle acque circostanti. Si tratta del Doryteuthis pealeii, comunemente conosciuto come Loligo, un organismo dotato di tentacoli e braccia rivestiti di ventose, nonché una pelle capace di cambiare colore in un istante. Ogni primavera, i calamari si raccolgono al largo di Cape Cod per la riproduzione, ma una parte di essi, catturata e successivamente portata al Laboratorio di Biologia Marina di Woods Hole, diventa oggetto di studi che illuminano la biologia del cervello e le potenzialità terapeutiche per malattie neurologiche e genetiche.
Nel 2020, un gruppo di scienziati ha raggiunto un traguardo a dir poco storico: per la prima volta, è stata utilizzata la tecnica CRISPR-Cas9 per disattivare un gene nel calamaro, aprendo nuove prospettive nella comprensione delle straordinarie capacità di questi cefalopodi. Il calamaro, infatti, è noto per comportamenti e attributi che sembrano quasi extraterrestri, inclusa la capacità di cambiare colore e una notevole memoria e capacità di apprendimento, capacità tipicamente riservate ai vertebrati.
Tuttavia, secondo National Geographic, il vero fulcro di interesse per i neuroscienziati risiede nelle gigantesche fibre nervose di questi animali. Le cellule nervose del calamaro, tra le più grandi mai osservate, sono fondamentali per studi sui meccanismi elettrici e chimici del cervello. Sin dal 1936, tali fibre giganti hanno infatti permesso ai ricercatori di condurre esperimenti cruciali, contribuendo a scoperte premiate con il Premio Nobel nel 1963 e nel 1970.
Oggi, sebbene le tecnologie moderne abbiano ridotto l’importanza centrale di queste enormi fibre nell’ambito delle neuroscienze, il lavoro sui calamari continua a svelare misteri relativi al funzionamento del cervello e a potenziali applicazioni in campo medico, come il trattamento delle cellule nervose danneggiate negli esseri umani. Come sottolineato anche dal neuroscienziato Pablo Miranda Fernandez, “ci sono ancora molti misteri da risolvere” riguardo a questi straordinari esseri, che non solo sostentano le industrie, ma incentivano anche la ricerca scientifica verso nuove scoperte.
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