Gli oceani coprono sette decimi del pianeta Terra, ecco perché è importante l’esplorazione subacquea attraverso battelli o droni come i ROV. Fino a pochi anni fa l’esplorazione dei fondali marini era fortemente limitata. Quando un sommozzatore si immerge, egli subisce la pressione dell’acqua; per questo motivo l’immersione non può avvenire ad elevate profondità. A mano a mano che aumenta l’immersione aumenta anche la pressione dell’acqua fino a divenire insostenibile per il fisico umano. Il rischio di lesioni fisiche ai subacquei diventa sempre più probabile a partire da una profondità intorno ai 40 metri.
I punti più profondi degli oceani non si arrestano però a 40 metri ma sfiorano (o in alcuni casi superano) i 10.000 metri! Come si può allora conoscere tutto ciò che l’oceano ci nasconde? Ecco che ci vengono in aiuto mezzi navali speciali e droni che possono superare in immersione i limiti imposti dal fisico umano.
Il termine ROV sta per “Remotely Operated Vehicle” ed indica una tipologia di droni subacquei. Il ROV è un sottomarino a comando remoto, quindi guidato da un operatore generalmente posto in superficie. Le istruzioni impartite dall’operatore giungono al ROV attraverso un cavo che rimane costantemente attaccato al drone. Il cavo permette all’equipaggio di una nave non solo di manovrare il ROV ma anche di poterlo recuperare facilmente riavvolgendo appunto tale cavo. Il cavo è tuttavia anche un limite abbastanza importante per la missione esplorativa poiché la sua lunghezza determina la distanza massima del ROV dalla nave di appoggio.
I ROV esistono in diversi modelli, questo perché i vari progetti nascono per l’impiego in diverse condizioni operative. Quando si progetta un ROV bisogna stabilire la profondità che si intende raggiungere e quali mansioni il drone deve poi svolgere. Abbiamo sottolineato che la lunghezza del cavo è un limite per le operazioni. È importante allora variare la lunghezza del cavo a seconda della missione. Di norma bastano 305 metri di cavo, difatti nominalmente i ROV affrontano immersioni intorno ai 300 metri.
Alcuni veicoli prendono energia direttamente dalla nave da cui vengono lanciati; altri sono invece dotati di una batteria. La batteria consente al drone di rimanere in acqua anche per diverse ore. L’autonomia è allora un altro aspetto da non trascurare durante l’acquisto.
In genere i ROV si utilizzano come fossero dei veri e propri occhi sott’acqua. Hanno delle videocamere per osservare quanto accade intorno ad essi. Attraverso lo stesso cavo con cui ottengono le istruzioni, i ROV inviano dati all’equipaggio in superficie. Ad esempio, volendo indagare in scenari pericolosi, anziché esporre un subacqueo si impiega un drone per ottenere immagini e video direttamente sul posto.
Un ROV trova applicazione anche in altri ambiti differenti a quello dell’esplorazione. Particolari droni sono dotati di strumenti per svolgere dei veri e propri lavori sott’acqua. Può avere delle pinze con cui può raccogliere e manipolare oggetti o sedimenti. Possono avere altri sistemi ed accessori attraverso i quali riescono a raccogliere campioni d’acqua, misurare la temperatura o la salinità e tanto altro.
Esistono diversi veicoli unmanned in commercio, bisogna allora effettuare un’attenta valutazione prima di scegliere quello più adatto ai nostri scopi. Un ROV ha pregi e difetti, così come ogni cosa; lavora pertanto meglio in alcuni scenari piuttosto che in altri.
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