IMO: Il problema ambientale delle emissioni navali

Obiettivi per il controllo e la riduzione degli inquinanti atmosferici imposti dalla IMO. Dopo aver visto le 5 tecnologie per rendere le navi più ecologiche e studiato i metodi di controllo delle emissioni, vediamo ora quali sono i protagonisti di questi provvedimenti!

IMO: International Maritime Organization

Logo della IMO: International Maritime Organization

Chi è la International Maritime Organization?
Formata nel 17 marzo 1948, è l’agenzia delle Nazioni Unite (UN) specializzata nella regolamentazione globale in materia di sicurezza marittima e protezione ambientale. Da anni lavora alla riduzione e prevenzione dei rischi causati dalle emissioni navali, mirando all’estinzione degli SOx, NOx e PM prodotti dai combustibili odierni.

SECAs Area:

Mappa delle zone di controllo ECA (rosso) e delle possibili future zone a rischio (arancio). IMG: www.researchgate.net

Le “Sulphur Emission Control Areas“, sono aree geografiche identificate dalla convenzione MARPOL (1997). Tali zone sono pertanto sottoposte ad una regolamentazione ed un controllo più stringenti riguardo le emissioni di SOx (ossidi di zolfo). Grazie alle regole introdotte nel 2005 dalla IMO, all’interno delle SECAs è stata possibile la riduzione di tali inquinanti nei combustibili, passando dall’1.5% allo 0.1%. L’organizzazione punta però ad ottenere entro il 2020 la riduzione delle suddette quantità fino ad un valore di 0.5% a livello globale.

https://www.sciencedirect.com

Ma la nuova regolamentazione della IMO non ha come unico obiettivo la riduzione degli ossidi di zolfo. Ridurre il PM (particolato) è un’altra delle importanti azioni necessarie per il miglioramento della qualità ambientale.
La riduzione però non avviene direttamente, ma è conseguenza della moderazione delle quantità di SOx, componenti principali di questa pericolosa sostanza.

Le conseguenze delle continue emissioni

L’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni navali è uno dei più significativi contributi determinanti la scarsa qualità dell’aria che respiriamo.

Gli elementi caratteristici del problema

Uno studio del 2010 effettuato nelle zone costiere di interesse, ha riportato che oltre il 70% delle emissioni navali è stato rilevato fino a 400Km dalla costa! Gli SOx e gli NOx contribuiscono inoltre in maniera significativa all’acidificazione delle acque.
Altra grave conseguenza è l’incremento della concentrazione del particolato (PM), nonché di inquinanti gassosi. Il PM è composto da un complicato mix di liquidi particolarmente piccoli e particelle solide. Formato da numerosi componenti: Acidi (Solfuri o nitrati in particolare), metalli e composti organici è in assicuro una delle sostanze più dannose prodotte dalla combustione.

L’ impatto sulla salute globale

PH: www.consilium.se

Nel 2012 i gas emessi dai motori diesel sono stati classificati come “Sostanza cancerogena” dalla WHO (World Health Organization) al pari dell’amianto. Tali emissioni sarebbero quindi responsabili dell’incremento della mortalità a causa di problemi cardiovascolari. Uno studio del 2007 ha riportato che almeno 64’000 casi annuali di cancro, siano riconducibili alle emissioni navali di PM2.5 .
In Europa infine è stato stimato che il 5-10% dei PM totali derivi da attività navali, responsabili di almeno 4’000 morti premature.

Uno sguardo verso il futuro

L’inquinamento atmosferico causato dai trasporti navali sempre più numerosi è pertanto una grave problematica mondiale. Gli obbiettivi fissati dalla IMO risultano quindi necessari per la concreta protezione dell’ambiente ora e in futuro.

Edoardo Laciniati

Studente del corso di laurea in Ingegneria meccanica all'Università degli studi di Padova, sono da sempre appassionato di scienza con particolare interesse verso l'ingegneria strutturale.

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