Categories: Ingegneria Navale

La soia: arma “green” contro il greggio in mare

In un articolo pubblicato recentemente su Close-up Engineering ci siamo occupati della sicurezza in mare, della salvaguardia della vita umana e dell’ambiente, e di tutte le norme che nel corso degli anni l’IMO (International Maritime Organization) ha approvato al fine di ridurre i rischi di incidenti in mare.

Se volessimo dare una definizione di rischio, potremmo quantificarlo come la probabilità che un evento sfavorevole accada moltiplicato per la gravità delle conseguenze che tale evento causerebbe. Prendiamo ad esempio il rischio di sversamento di petrolio greggio in mare dovuto ad un cedimento strutturale di una nave cisterna da 80000 tonnellate di carico a bordo: le norme introdotte dalla MARPOL sull’obbligo del doppio scafo abbassano le probabilità che l’evento (lo sversamento in mare) accada, ma per ridurre il rischio legato a tale evento è necessario operare anche nella direzione di ridurre l’impatto ambientale conseguente. E’ questo che hanno pensato i ricercatori dell’American Chimical Society: gli attuali solventi utilizzati per separare e assorbire il petrolio greggio in mare hanno un forte impatto ambientale, sia per la loro tossicità, sia perché non agiscono in tempi abbastanza brevi da limitarne gli effetti sulla fauna marina.

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La ricerca, pubblicata su ACS Sustainable Chemistry & Engineering, si basa su un tensioattivo vegetale, la lecitina di soia, utilizzata in ambito alimentare: oltre alle sue eccellenti proprietà emulsionanti, è biodegradabile, meno tossica rispetto ai tradizionali solventi chimici, ed ecologicamente accettabile. La lecitina di soia è stata frazionata  con l’etanolo in fosfatidilinositolo (PI) e fosfatidilcolina (PC) e poi le proprietà emulsionanti di questi due lipidi sono state comparate con quelle degli attuali solventi, risultando più efficaci (la scomposizione del greggio crea particelle più piccole) e più rapidi.

 

Header Image Credits: greenpeace.org

Pietro D'Antuono

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